Casa danneggiata dai lavori del vicino: cosa fare e a chi rivolgersi
Quando si verificano dei danni causati dalla ristrutturazione del vicino, chi deve farsi carico delle spese di riparazione? Questa è una domanda che interessa moltissime persone, in quanto la ristrutturazione della casa del vicino può, purtroppo, causare danni al proprio immobile, e definire di chi sia la colpa non è sempre immediato.

Quando si decide di fare dei lavori di ristrutturazione al proprio immobile, ci si deve assumere la responsabilità degli eventuali danni che questi potrebbero causare alle case dei vicini. Al di là del fastidio e della civile convivenza, infatti, può capitare che una ristrutturazione sfori in qualche modo anche negli appartamenti adiacenti, provocando danni come crepe o cedimenti. La responsabilità è, ovviamente, di chi danneggia, ma solamente se si riesce a provare un nesso causale.
Questo vuol dire, in buona sostanza, che si deve dimostrare che il danno è stato causato inequivocabilmente dalla ristrutturazione del vicino. Altrimenti, ci si deve far carico delle riparazioni anche se non si ha alcuna colpa. Ecco cosa dice il Tribunale di Roma a questo riguardo, e come muoversi se ci si trova in una situazione come questa, sicuramente spinosa e delicata.
Danni causati dalla ristrutturazione del vicino

Vivere in un condominio vuol dire avere a che fare con dei vicini. Questo può avere i suoi vantaggi, ma i rospi da mandar giù in nome della civile convivenza possono non essere pochi. In alcuni casi, i più gravi, le regole del buon vicinato possono essere disattese da una delle parti, e tra due condomini possono nascere delle dispute e dei veri e propri contenziosi. Uno dei casi più frequenti, riguarda i danni che una ristrutturazione può provocare agli appartamenti adiacenti. Le conseguenze indesiderate di una ristrutturazione altrui possono essere innumerevoli, come ad esempio:
- crepe sui muri,
- soglie in marmo che si rompono,
- schizzi di tinteggiatura,
- allagamenti e perdite,
- ecc.
Come ci si deve comportare, quindi? A dare la risposta definitiva è il Tribunale di Roma, con la sentenza n.9702/2025, in cui spiega nel dettaglio come capire di chi è la responsabilità e come calcolare il risarcimento eventuale che ne consegue. A dare il via a tutto l’iter deve essere la richiesta di risarcimento da parte del proprietario dell’immobile danneggiato, mentre successivamente deve avvenire una consulenza tecnica d’ufficio per determinare come sono stati svolti i lavori, corredata di testimonianze ed evidenze.
Il nesso causale

Il nodo della questione, però, sta nel nesso causale tra i lavori di ristrutturazione e i danni denunciati. Il risarcimento, specifica il Tribunale di Roma, si può ottenere solamente dimostrando che i danni subìti sono stati una conseguenza diretta della ristrutturazione, e questo non è sempre facile. Infatti, se non si può dimostrare la correlazione tra i lavori di ristrutturazione e i danni lamentati dal proprietario, non si ottiene alcun risarcimento e si deve provvedere alla riparazione di tasca propria.
Come specificato nell’articolo 2043 del Codice Civile, infatti, il proprietario che esegue lavori di ristrutturazione nel proprio immobile risponde dei danni cagionati ad altre unità abitative, a condizione che sia provato il nesso causale tra i lavori e i danni lamentati. Riguardo l’entità del risarcimento, questo deve coprire le spese necessarie per eliminare gli inconvenienti, e deve considerare anche la rivalutazione e gli interessi. Questo procedimento può avvenire anche nei confronti del condominio, per esempio a seguito dei lavori di rifacimento della facciata. Il condominio, o il proprietario dell’immobile oggetto della ristrutturazione, può successivamente rifarsi sulla ditta, se riesce a provare la negligenza nello svolgimento del lavoro.