Bonus smart working 2025: chi può ottenerlo e come
Il Bonus smart working è uno strumento introdotto dalla recentissima Legge n. 131 del 12 settembre 2025, che disciplina la promozione e il rilancio delle aree montane. Ecco come funziona e a chi si rivolge.

Lo scorso 12 settembre 2025 è entrata in vigore la legge n. 131, pensata dal governo per rilanciare le zone montane. La normativa, tra le altre cose, prevede anche il Bonus smart working, una misura finalizzata a:
- contrastare lo spopolamento dei comuni montani che contano meno di 5.000 abitanti;
- favorire la residenzialità stabile dei lavoratori in zone a rischio abbandono;
- promuovere l’adozione del lavoro agile come strumento di inclusione territoriale e sostenibilità ambientale;
- sostenere la competitività delle imprese operanti in territori marginali.
Questo nuovo bonus, di cui si attendono ancora le disposizioni operative e i dettagli riguardo la platea di beneficiari, rappresenta un incentivo importante per chi sceglie di andare a vivere nelle zone di montagna, poichè permetterà un’assunzione stabile da remoto, e ai datori di lavoro delle condizioni di assunzione agevolate. Ecco come funziona questo nuovo strumento.
Bonus smart working

Come anticipato, il bonus smart working è uno strumento strategico pensato per valorizzare il territorio e la sostenibilità ambientale, ma non solo. Si tratta di una delle misure ideate dal governo per rilanciare le zone montane, tipicamente in difficoltà a causa dello spopolamento e della lontananza dai centri dell’economia. Questo bonus è disciplinato dall’articolo 26 della Legge 131/2025, e funziona tramite un’agevolazione contributiva per i datori di lavoro. In buona sostanza, quindi, un datore di lavoro che assume un dipendente residente in una zona montana, sarà esonerato dal pagamento dei contributi dello stesso.
Eccezion fatta per i premi e i contributi dovuti all’INAIL, quindi, il datore di lavoro non avrà spese previdenziali, poichè di queste si occuperà il bonus stesso, garantendo ai lavoratori la piena tutela previdenziale. I criteri demografici e altimetrici che definiranno il dettaglio di quali zone potranno rientrare nel bonus arriveranno tramite un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge. Nel mentre, quello che si sa già riguarda i soggetti beneficiari: datori di lavoro privati che assumono lavoratori con contratto subordinato a tempo indeterminato e lavoratori che trasferiscono la propria residenza e domicilio stabile da un comune non montano a uno montano e svolgono la prestazione di lavoro in smart working.
Il rilancio delle zone montane

Per il biennio 2026/2027 il carico contributivo sarà alleggerito del 100% per il datore di lavoro (con un tetto massimo di 8.000 euro), mentre la percentuale scenderà al 50% (con un tetto massimo di 4.000 euro) nel biennio 2028/2029 e al 20% nel 2030 (con un tetto massimo di 1.600 euro). Il governo ha predisposto un tetto massimo di spesa di 12,5 milioni di euro per il 2028, 10,9 milioni per il 2029 e 5,4 milioni per il 2030 e il bonus funziona nel rispetto del regime de minimis.
Questa misura rientra tra le altre che riguardano i comuni soggetti a spopolamento, come ad esempio le case a 1 euro, già diffuse in moltissime regioni italiane, o gli incentivi dedicati alla famiglia per chi decide di trasferirsi, lavorare e risiedere nelle comunità meno popolose. Comprare casa in montagna in Italia, grazie a questo incentivo, permetterà di non sovraffollare i comuni più sotto pressione e di riportare linfa vitale laddove, invece, la popolazione scarseggia. Si tratta, quindi, di una misura volta anche alla sostenibilità ambientale, oltre che al lavoro in sé e per sé.