Un codice invisibile su ogni oggetto di plastica: così l’Italia vuole cambiare il riciclo
Il progetto italiano pro-riciclo che prevede di applicare un codice invisibile sui prodotti e sulle merci in plastica vuole garantire ai consumatori la tracciabilità delle materie prime e rafforzare il circuito dei riciclo della plastica. Si chiama ELISET, nasce dall’Università di Bologna, ecco come funziona.
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Il momento storico attuale ha, tra le tematiche più in rilievo, il riciclo della plastica. In particolare, diventa sempre più importante identificare con certezza la plastica riciclata, e favorire il riciclo al massimo. Proprio con questi obiettivi nasce un progetto tutto italiano, sviluppato dall’Università di Bologna e finanziato da EIC Transition, il programma di finanziamento europeo che sostiene lo sviluppo di soluzioni innovative dal laboratorio al mercato.
Il progetto si chiama ELISET, e prevede la creazione di codici invisibili da applicare sui prodotti, in grado di tracciare con certezza la provenienza delle materie prime e di incentivare il circuito del riciclo delle plastiche. ELISET si inserisce in un percorso di ricerca più ampio, avviato 10 anni fa proprio all’Università di Bologna, e che prosegue con la nascita dello spin-off Sinbiosys. Ecco come funziona.
ELISET, cos’è

Ad introdurre il funzionamento di ELISET (Emission Lifetimes Technology for Sorting, Security and Traceability) è Paola Ceroni, professoressa del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna e cofondatrice di Sinbiosys:
ELISET si colloca in un momento cruciale per l’Europa: la filiera del riciclo delle plastiche sta affrontando una fase complessa, tra pressioni economiche, richieste di qualità e quantità sempre più elevate e necessità di rendere il riciclo davvero competitivo. In questo contesto, la disponibilità di flussi di materiali più facilmente identificabili e più puri diventa un elemento decisivo: è la condizione per aumentare il valore del riciclato e rafforzare la sostenibilità industriale del settore.
Come? Attraverso l’applicazione di un codice invisibile in grado di dire esattamente da dove proviene la plastica utilizzata per realizzare i prodotti. Si tratta di nanocristalli di silicio luminescenti, dei veri e propri marcatori invisibili a occhio nudo che non modificano in alcun modo né l’efficienza né l’aspetto dei prodotti che si acquistano, ma ne consente l’identificazione rapida e affidabile. In particolare, per rendere la codifica più solida ed efficace sia per la tracciabilità che per l’anticontraffazione, la tecnologia sfrutta:
- il colore di emissione,
- il tempo di decadimento della luminescenza.
Un’innovazione anticontraffazione

Grazie a questo codice invisibile, quindi, sarà possibile identificare immediatamente i prodotti di qualità dai falsi, quelli realmente realizzati con plastica riciclata da quelli che si spacciano per tali. Inoltre, integrando la tracciabilità dei materiali nei prodotti finali, si può collegare la stessa anche ai sistemi digitali per la gestione delle filiere, premiando quelle più virtuose e sostenibili, e dando loro il giusto riconoscimento anche in termine di valore del prodotto finale, a totale beneficio sia dei consumatori che dei produttori.
Ceroni aggiunge, a questo proposito, che:
Con ELISET vogliamo dimostrare che risultati di ricerca avanzata possono tradursi in soluzioni concrete e tempestive per affrontare alcune delle sfide più urgenti della transizione ecologica: dalla qualità del riciclo alla trasparenza delle catene del valore, fino alla tutela dei prodotti e dei materiali.
Riguardo il riciclo della plastica, in Italia non è questa l’unica innovazione, poiché il nostro Paese sta facendo enormi passi in avanti in materia. Ne sono un esempio la trasformazione della plastica in amminoacidi e il deposito cauzionale per la plastica monouso, che puntano a cambiare il paradigma sia di produzione che di utilizzo dei prodotti in plastica.