Plastica trasformata in amminoacidi: la ricerca italiana che apre nuove frontiere green

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Trasformare la plastica da rifiuto a risorsa si può, e non solamente con la raccolta differenziata. Lo dimostra una recente scoperta dell’Università dell’Insubria, che attraverso un processo di trasformazione ha mutato la plastica in amminoacidi.

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Photo by pasja1000 – Pixabay

La plastica è uno dei materiali più inquinanti in assoluto, e la lotta alle confezioni monouso e ai rifiuti in plastica va avanti ormai da decenni. A causa della sua difficoltà di smaltimento e di decomposizione, infatti, la plastica rappresenta una minaccia enorme per l’ambiente, soprattutto se viene dispersa negli ecosistemi e non si gestisce nel giusto modo il suo smaltimento. Grazie ai processi di recupero e riciclo, dalla plastica negli ultimi anni sono nati numerosi esperimenti, e addirittura la si può trasformare in tessuto.

Una ricerca tutta Italia, ha permesso di fare un passo in più decisamente notevole, che consente di trasformare la plastica non in un altro materiale, ma in amminoacidi, molecole di alto valore che fanno bene alla salute e che possono portare parecchi benefici. Così, la plastica non è più un rifiuto da scacciare come la peste, ma diventa una risorsa.

La plastica da rifiuto a risorsa

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A scoprire che la plastica si può trasformare in amminoacidi è stato un team del laboratorio The Protein Factory 2.0, che sotto la coordinazione del professor loredano Pollegioni, Delegato per la Ricerca e Innovazione tecnologica e responsabile del progetto ProPla, ha aperto un nuovo capitolo del riciclo. La ricerca è stata condotta dalla professoressa Elena Rosini, e indica come trasformare i rifiuti plastici in molecole di alto valore grazie ad un processo innovativo sviluppato dai ricercatori dell’Università dell’Insubria.

Gli amminoacidi puri che si ottengono dalla trasformazione della plastica hanno un elevato valore commerciale, il che è positivo, in quanto la necessità di averne in quantità maggiore conduce direttamente allo sviluppo di processi come questo. In particolare, il mercato globale è stimato a circa 300 milioni di dollari nel 2024, e promette di crescere nel prossimo futuro. La trasformazione, ovviamente, è avvenuta tramite un processo totalmente green, in linea con la filosofia del riciclo e del riutilizzo che si sta diffondendo nel mondo.

Un materiale da smaltire

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La plastica è un materiale difficile da smaltire, e dall’utilizzo talmente veloce che i ritmi della produzione e dello scarto sono altissimi. L’accumulo di plastica, infatti, rappresenta una vera e propria emergenza ambientale: la produzione globale di plastica è destinata a superare i 33 miliardi di tonnellate entro il 2050, con significative conseguenze per gli ecosistemi sia terrestri che marini, e anche per la salute dell’uomo (a causa delle microplastiche nelle catene alimentari). Fortunatamente, gli studi su come gestire meglio questo materiale sono numerosi, e anche le misure di smaltimento e contenimento dell’uso di plastica vanno diffondendosi:

Inoltre, non mancano nemmeno gli studi che si concentrano su come ridurre il problema delle microplastiche, come quello portato avanti da una 14enne, che ha inventato un gel che cattura le microplastiche in acqua come una spugna. In tutti questi casi, la plastica può trovare nuova vita, e diventare addirittura una risorsa: si deve, però, continuare ad investire nella ricerca e a sperimentare, fino a trovare una soluzione al problema che non rappresenti una minaccia per l’ecosistema e la salute dell’uomo.

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