Riscaldamento globale: gli uccelli tropicali possono resistere meglio di quanto previsto
Gli uccelli tropicali sono capaci di resistere meglio del previsto alle variazioni termiche generate dal riscaldamento globale. Ad affermarlo un recente studio condotto negli Stati Uniti.

Gli uccelli tropicali sono in grado di gestire meglio del previsto le variazioni termiche. E’ questo il confortante risultato dello studio “Equivocal support for the climate variability hypothesis within a Neotropical bird assemblage”, pubblicato su Ecology da un team di ricercatori di tre università statunitensi dell’’Illinois: Urbana-Champaign, Montana e George Mason.
Riscaldamento globale: gli uccelli tropicali possono resistere meglio di quanto previsto

La nuova ricerca prende origine da un precedente studio del 2022 in cui gli scienziati avevano dimostrato che sia gli uccelli dei climi temperati che quelli tropicali sono capaci di resistere a temperature estreme, smentendo l’ipotesi della variabilità climatica tra le latitudini. Nella nuova indagine è stato invece esaminato quanto e se la variazione all’interno degli habitat sia importante per gruppi specifici di uccelli tropicali.
Abbiamo testato l’ipotesi della variabilità climatica, che prevede che gli organismi non siano in grado di gestire la variazione perché non l’hanno vista nel corso del loro tempo evolutivo. Questo potrebbe essere vero per gli ectotermi, ma non ci sono ancora prove per gli uccelli dei neotropici. Ora sappiamo che sono in grado di gestirle
ha affermato Jeffrey Brawn, uno degli autori dello studio.
Molti uccelli tropicali trascorrono la vita nel sottobosco della foresta. I loro grandi occhi suggeriscono che sono ben adattati al buio, dove le temperature rimangono relativamente fresche e stabili. Al contrario, altri gruppi di uccelli sfrecciano tra la chioma della foresta e il suolo, o dentro e fuori dagli spazi e dai margini della foresta. Henry Pollock, direttore esecutivo del Southern Plains Land Trust e autore principale del nuovo studio, aveva precedentemente ipotizzato che quest’ultimo gruppo di uccelli potesse avere una tolleranza maggiore alle oscillazioni della colonnina di mercurio rispetto alle specie che vivono nel sottobosco.
Un risultato incoraggiante in ottica futura

Per testare la propria ipotesi il team guidato da Pollock ha catturato a Panama degli esemplari appartenenti a 89 specie di uccelli. Dopodiché, grazie alla respirometria, ha misurato i loro tassi metabolici in un range di temperature, utilizzando anche i dati provenienti dalle stazioni meteorologiche a lungo termine dello Smithsonian Tropical Research Institute per documentare le differenze di temperatura nei microclimi forestali.
Se si misura la temperatura in un’area aperta rispetto a quella nella foresta, ci sono grandi differenze. Ma non abbiamo trovato alcuna prova che tali differenze si traducano in una maggiore tolleranza alla temperatura tra i gruppi di uccelli tropicali
ha spiegato lo scienziato americano.
Naturalmente, dopo i test, gli uccelli sono stati raffreddati in modo sicuro e riportati nei loro habitat. In pratica, dunque, variabilità climatica e microclima non sono tra le cause del declino degli uccelli tropicali, anche se Pollock ha avvertito che la nuova ricerca:
Ha misurato solo un aspetto dell’ambiente termico di un organismo. Nel mondo reale, la temperatura non aumenta in modo isolato; solitamente, quando la temperatura aumenta, aumenta anche la radiazione solare. Entrano in gioco anche l’umidità e le precipitazioni. E tutte queste cose fanno parte dell’equazione con la perdita di habitat e il cambiamento climatico.
In conclusione Pollock ha affermato:
Al giorno d’oggi, ci sono pochissime buone notizie per gli uccelli tropicali, ma è confortante il fatto che abbiamo eliminato un fattore che potrebbe andare storto con il cambiamento climatico. In realtà non è una sorpresa; gli uccelli sono molto adattabili. La tolleranza al caldo da sola presenta una situazione incompleta, ma questa è un’ulteriore prova empirica che gli uccelli tropicali potrebbero essere in grado di resistere a un ulteriore aumento delle temperature.