Stop agli sprechi: l’UE approva nuove norme alimentari

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Arrivano dal Parlamento europeo nuove norme sugli sprechi alimentari in UE, per ridurre i rifiuti e raggiungere gli obiettivi del 2030. Le nuove direttive sono vincolanti per tutti gli Stati dell’Unione Europea, e riguardano sia i rifiuti alimentari che tessili: ecco quali sono e perché una decisione così era più che necessaria.

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La situazione riguardante gli sprechi alimentari in UE è quanto mai drammatica. Il Parlamento europeo ha infatti diffuso dei dati a dir poco allarmanti, stimando che circa il 10% del cibo disponibile per i consumatori europei va sprecato, mentre ci sono 37 milioni di persone che non riescono a permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. Per questo, ridurre gli sprechi alimentari e seguire nuove regole in fatto di rifiuti sia alimentari che tessili, è fondamentale per raggiungere non solo gli obiettivi 2030 e 2050, ma anche e soprattutto un benessere globale diffuso.

A questo proposito, il Parlamento europeo ha varato nuove norme sugli sprechi alimentari e tessili in UE, che diventeranno vincolanti per gli Stati Membri con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il testo è stato adottato senza emendamenti, e gli Stati avranno 20 mesi di tempo dall’entrata in vigore per applicare le norme ed integrarle nella propria legislazione nazionale. Ecco cosa riguardano, e quali obiettivi vogliono perseguire entro il 2030.

Cause e dati sulla situazione europea

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Ogni anno in UE si generano quasi 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari (132 kg a persona) e 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Solo l’abbigliamento e le calzature rappresentano 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, l’equivalente di 12 kg a persona ogni anno. Le principali cause dello spreco alimentare riguardano motivi decisamente futili, ma che purtroppo generano livelli altissimi di rifiuti non necessari:

  • acquisti in eccesso rispetto alle reali necessità,
  • pianificazione sbagliata dei pasti,
  • aspetto esteriore di frutta e verdura poco attraente,
  • acquisti impulsivi per promozioni e offerte in scadenza,
  • confezioni di dimensioni inadeguate,
  • scarsa comprensione delle etichette.

Secondo uno studio della Commissione europea, basterebbe una migliore comprensione della dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” per ridurre del 10% gli sprechi. Inoltre, spesso si dimentica che lo spreco alimentare ha un enorme impatto sul cambiamento climatico, poichè rappresenta il 16% dei gas serra prodotti dal sistema alimentare UE, mentre la produzione e il trasporto degli alimenti che poi vanno sprecati rappresenta l’8% delle emissioni globali di gas serra.

Nuove norme sugli sprechi alimentari in UE

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Per tutti questi motivi, ma anche per garantire a tutti pasti migliori e risparmi considerevoli, il Parlamento Europeo ha varato una serie di nuove norme per limitare gli sprechi alimentari e tessili nel territorio UE. La direttiva pone obiettivi vincolanti di riduzione degli sprechi da raggiungere a livello nazionale, per ogni singolo Stato, entro il 31 dicembre 2030. In particolare, gli Stati membri devono diminuire del 10% la produzione e la trasformazione alimentare e del 30% pro capite i rifiuti provenienti da supermercati, ristoranti, mense e famiglie.

Il calcolo si baserà sulla media annua del triennio 2021-2023 e i Paesi UE avranno l’obbligo di adottare misure volte a facilitare la donazione di alimenti invenduti ma ancora idonei al consumo umano. In alcuni Paesi, per esempio, si parla di doggy bag obbligatoria e altre misure anti-spreco nel piccolo raggio. Per quanto riguarda il settore tessile, i produttori dovranno sostenere i costi di raccolta, cernita e riciclo in regimi di responsabilità estesa, che ogni Stato deve istituire entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva. Da questo obbligo non sono esentati gli e-commerce.

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