Sta succedendo davvero: un drone colpisce Chernobyl e scatta l’allarme globale

Autore:
Erika Fameli
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Drone contro il sarcofago di Chernobyl: l’impatto danneggia il sistema di contenimento, e Greenpeace mette in allarme circa il rischio di dispersione di materiali radioattivi nell’ambiente. Ecco come dopo 40 anni la centrale nucleare di Chernobyl torna a far paura all’Europa e al mondo intero.

Chernobyl
Photo by StudioKlick – Pixabay

Lo scorso anno un drone di produzione russa dotato di una testata ad alto potenziale esplosivo ha colpito la New Safe Confinement, la cupola costruita attorno al reattore 4 della Centrale Nucleare di Chernobyl, e che molti chiamano “il sarcofago”. Si tratta di una struttura di contenimento che deve, tra le altre cose, impedire ai materiali radioattivi ancora presenti nel reattore, di disperdersi nell’ambiente.

Questo impatto riporta indietro di 40 anni, a quel 26 aprile 1986 e alla più grande catastrofe nucleare della storia, riaccendendo la paura. A diffondere l’allarme è Greenpeace, che mette in guardia circa il rischio concreto del crollo della tenuta della struttura. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, inoltre, conferma i timori, affermando che alcune funzioni del sistema sono state perse tra cui anche quella di contenimento della radioattività.

Drone contro il sarcofago di Chernobyl

Chernobyl
Photo by Reznik89 – Pixabay

Il disastro nucleare di Chernobyl è passato alla storia come il simbolo delle tragedie ambientali, e rappresenta ancora oggi la più grande catastrofe nucleare di sempre. A distanza di 40 anni però, i timori per le sorti dell’ambiente tornano a galla dopo l’impatto di un drone sulla New Safe Confinement costruita attorno al reattore 4, che ha appunto il compito di contenere i materiali radioattivi ancora presenti ma che, invece, sembra non funzionare più. Greenpeace, che dopo l’impatto del 14 febbraio 2025 aveva commissionato un rapporto sui danni provocati dal drone, lancia ora l’allarme a tutto il mondo: il sarcofago ha perso parte della sua capacità contenitiva.

A sostegno di Greenpeace, arriva anche l’Agenzia nucleare dell’Onu (IAEA), che conferma il deterioramento della struttura metallica e spiega che:

Interventi parziali sono già stati effettuati ma un ripristino completo è indispensabile per garantire la sicurezza nel lungo periodo. Senza una piena funzionalità del sistema di confinamento, esiste il rischio concreto di dispersione di particelle radioattive.

Particelle radioattive nell’ambiente

Chernobyl
Photo by chriswanders – Pixabay

Il timore di radioattività torna così ad infestare l’Europa, e si pensa immediatamente a come risolvere il problema. Il drone, infatti, ha fatto parecchi danni, che potrebbero condurre al crollo del sarcofago e alla dispersione di polveri altamente radioattive:

  • ha provocato un incendio,
  • ha perforato la struttura esterna,
  • ha danneggiato la struttura interna.

Il foro di 15 metri quadrati provocato dal drone è stato riparato, ma il ripristino non è stato del tutto efficiente, e si sta monitorando costantemente per evitare peggioramenti. Una riparazione totale richiederebbe un esborso di 500 milioni di euro, ma sarebbe comunque nuovamente a rischio a causa dei continui attacchi russi. Come ha spiegato Sergiy Tarakanov, direttore della Centrale, un eventuale nuovo attacco delle vicinanze potrebbe compromettere la stabilità della struttura.

Se questo dovesse effettivamente verificarsi, i danni ambientali sarebbero incontenibili e, in un momento storico non particolarmente positivo per il pianeta, una dispersione di radioattività rappresenterebbe un ostacolo sia oggettivo che emotivo alla lotta al cambiamento climatico e alla ripresa della zona, che negli ultimi anni aveva ripreso le coltivazioni ed era diventata persino una riserva naturale. I governi europei rimangono allerta e attenti agli sviluppi del monitoraggio del sarcofago, ma temono sia gli sviluppi del conflitto in corso che il peggioramento ulteriore del danno.

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