Scoperto nuovo metodo per recuperare il litio
Che si fa con il litio delle batterie esauste? Si recupera! Ecco il nuovo metodo che permette di “non buttare via niente” nel pieno rispetto della salute ambientale.

Conosciuto come l’oro bianco del XXII secolo, il litio potrebbe presto scarseggiare per poi scomparire del tutto. Si tratta del metallo utilizzato per la produzione di qualsiasi tipologia di batteria, quindi il suo impiego è vastissimo ma, al tempo stesso, il suo recupero è tanto complesso quanto oneroso in termini sia energetici, che ecologici. Per fortuna, qualcosa sta cambiando.
Servono soluzioni ecosostenibili
Il mercato delle batterie al litio, i classici accumulatori delle auto elettriche, nel 2023 è stato valutato quasi 65 miliardi di dollari, una cifra enorme che tra l’altro dovrebbe crescere di oltre il 23% nei prossimi 8 anni.
Dato che si tratta di un settore molto richiesto e, soprattutto, remunerativo, è chiaro che servano – e anche con una certa urgenza – metodi efficaci, rapidi, competitivi ed economici per recuperare il litio dalle batterie esauste.
Recentemente, una risposta sembra essere arrivata da uno studio pubblicato su Advanced Functional Materials, che spiega un metodo innovativo per recuperare il 50% del litio impiegato nei catodi dei LIB in soli 30 secondi.
Le microonde sono la soluzione
I metodi classici per il recupero del litio prevedono l’utilizzo di acidi aggressivi che permettono di “salvare” meno del 5%; ciò avviene perché durante il procedimento – che, tra le altre cose, è piuttosto dispendioso sul fronte energetico – il litio è l’ultimo metallo ad essere filtrato e, di conseguenza, la maggior parte va perdendosi.
Per riuscire dare la precedenza al litio, filtrandolo per primo e separandolo dagli altri metalli presenti nella batteria, i partecipanti allo studio hanno sommerso quest’ultima in un solvente e l’hanno bombardata con radiazioni a microonde. Il procedimento si è rivelato un vero e proprio successo, perché una delle sostanze contenute nel solvente, il cloruro di colina, assorbe perfettamente le microonde: l’energia viene, quindi, trasferita direttamente alle molecole che, alla fine, reagiscono più velocemente rispetto ai metodi tradizionali.
Un metodo più efficace, più economico e più ecologico
Il metodo proposto dallo studio è, quindi, decisamente molto più rapido dei procedimenti tradizionali: bastano appena 15 minuti per filtrare l’87% del litio della batteria esausta, contro le 12 ore richieste normalmente dai metodi impiegati finora.
Non solo, perché a giocare a favore è anche la stabilità del solvente: se con i procedimenti classici serve più tempo e, quindi, il solvente si decompone, con il nuovo metodo di riscaldamento rapido a microonde questo non avviene.

Si tratta, in sostanza, di una soluzione che permette di risparmiare tempo, denaro e risorse e, al contempo, di rispettare l’ambiente limitando riducendo al minimo i rischi. Un passo in più verso la transizione energetica che, come ben sappiamo, in Italia stenta a decollare.