Scoperto l’ossigeno buio sui fondali oceanici

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 5 minuti

In uno studio pubblicato su Nature Geoscience si annuncia la scoperta dell’ossigeno buio, che si origina nei fondali oceanici in assenza di luce.

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Oceano abissi
Photo by zoosnow – Pixabay

Quella dell’ossigeno buio potrebbe essere tra le scoperte scientifiche più importanti dell’ultimo secolo. Secondo lo studio condotto presso la Scottish Association for Marine Science (SAMS) del Regno Unito dal professor Andrew K. Sweetman e dal suo gruppo di ricercatori, in una pianura abissale dell’Oceano Pacifico ci sarebbero conglomerati rocciosi grandi quanto una patata in grado di produrre ossigeno senza luce, andando contro tutte le leggi della natura conosciute finora.

L’ossigeno generato a 4mila metri sotto il livello del mare

Stando alle analisi dei dati, i ricercatori hanno scoperto che queste rocce hanno la capacità di generare abbastanza tensione elettrica da creare una specie di elettrolisi che, conseguentemente, scompone l’acqua dando vita a ossigeno molecolare.

In soli 2 giorni di osservazione, i ricercatori si sono accorti che l’ossigeno è aumentato più di 3 volte la concentrazione di fondo, a ben 4mila metri sotto il livello del mare, dove la luce di certo non arriva. E proprio per questo si parla di ossigeno buio.

Si tratta di una scoperta sensazionale soprattutto per tutte quelle società minerarie alla costante ricerca di materiali energetici più sostenibili. Attenzione, però: estrarre i noduli polimetallici che permetterebbero di agevolare e velocizzare la transizione ecologica verso tecnologie energetiche rinnovabili comporterebbe l’alterazione di un ecosistema composto da oltre 5mila specie animali, tra l’altro sconosciute, che verrebbero messe inevitabilmente a rischio.

Una nuova tecnologia per sfruttare l’ossigeno buio

Pertanto, numerose industrie minerarie in acque profonde stanno già lavorando allo sviluppo di una nuova tecnologia che permetterebbe di sfruttare l’ossigeno blu in centinaia di migliaia di chilometri quadrati sul fondo dell’Oceano Pacifico.

In pratica, questa tecnologia prevede la raccolta dei noduli tramite bracci metallici, sottomarini e veicolo telecomandati e il loro trasporto attraverso navi dirette ai siti di lavorazione. Ed è qui che scatta l’allarme da parte degli esperti, perché un’estrazione simile potrebbe gradualmente comportare la distruzione della vita e degli habitat sui fondali marini.

Tuttavia, se le industrie minerarie riusciranno a scongiurare questa minaccia, lo studio britannico potrebbe essere il punto di inizio per capire in che modo la Terra si sia originata. Perché se finora si è sempre creduto che la fornitura di ossigeno fosse iniziata con organismi fotosintetici, adesso la situazione potrebbe cambiare, dato che l’ossigeno può originarsi anche al buio e in fondo agli abissi.

Il fatto che l’ossigeno possa provenire anche dai fondali oceanici è molto affascinante. E non è da escludere che in un momento come quello attuale, segnato dal cambiamento climatico e dal surriscaldamento globale, l’ossigeno buio stia aiutando le specie marine a sopravvivere.

Oceano
Photo by Pexels – Pixabay

Se l’Italia e gli italiani, secondo recenti sondaggi Wwf, si dichiarano contrari alle estrazioni negli oceani, approfondire l’argomento potrebbe essere tanto interessante, quanto utile per la transizione energetica verso risorse rinnovabili e sostenibili. Staremo a vedere.

Scoperto l’ossigeno buio sui fondali oceanici: foto e immagini