Italiani contro le estrazioni negli oceani: il sondaggio del WWF Italia
Sei italiani su dieci si dicono contrari alle estrazioni minerarie nelle acque profonde: ecco cosa rivela l’ultimo sondaggio del WWF.

L’avidità dell’uomo non ha mai fine: l’ultima trovata commerciale è l’estrazione di fondali marini (DSM). Si tratta, in sostanza, di estrarre minerali di valore commerciale come manganese, rame, cobalto e zinco dai fondali marini. Ma non tutti sono d’accordo.
Secondo un recente sondaggio, infatti, 6 italiani su 10 sono contrari. La ricerca è stata condotta da Ipsos e commissionata da WWF Italia, The Deep Sea Conservation Coalition, Seas at Risk e il movimento WeMove Europe.
I risultati di questa ricerca emergono in un periodo particolarmente importante: la seconda parte della 29esima Sessione dell’International Seabed Authority (ISA) Assembly and Council (dal 15 luglio al 2 agosto 2024). Questi incontri, che si svolgono nella sede dell’ISA a Kingston, in Giamaica, sono cruciali per i negoziati sull’apertura degli oceani alle estrazioni minerarie in acque profonde.
Svariate organizzazioni ambientaliste mostrano preoccupazione per l’impatto ambientale. Ed è in questo contesto che si piazza la ricerca di Ipsos: chiedere all’Italia di supportare una moratoria o una sospensione temporanea delle estrazioni minerarie in acque profonde.
Tra il 3 e il 7 luglio scorsi è stata condotta l’indagine per comprendere le opinioni degli italiani rispetto al deep-sea mining, ovvero l’estrazione mineraria in acque profonde. I risultati dimostrano come il 60% degli italiani siano sfavorevoli alla pratica. Il 29% si è dichiarata favorevole se i danni fossero limitati, mentre il 5% afferma di non avere un’opinione a riguardo. Solo il 6% degli italiani non hanno nulla in contrario al DSM.
Rachel Walker-Konno, di WeMove Europe, ha affermato:
Le estrazioni minerarie nei fondali sono devastanti per la flora e la fauna oceaniche. Ben 145.000 persone in tutta Europa, fra cui 10.000 italiane e italiani, hanno già firmato una petizione per fermare le estrazioni in fondo al mare. Questa ricerca ora dimostra ulteriormente che le persone in Italia chiedono di proteggere flora e fauna che abitano nei fondali oceanici dalle mire espansionistiche delle aziende di estrazione. I fondali oceanici sono l’ultimo ecosistema praticamente intatto della nostra Terra. Questa è la nostra occasione per fermare una catastrofe ambientale prima che si verifichi.
Il deep-sea mining: la minaccia ambientale fa paura

Molte persone ancora non conoscono l’ipotetica pratica del deep-sea mining e il sondaggio lo ha dimostrato. Sull’intero campione rappresentativo, solo il 13% era a conoscenza delle conseguenze delle estrazioni minerarie di profondità. Dopo una descrizione dell’attività e dei potenziali pro e contro, il timore maggiore per gli intervistati ha riguardato principalmente le conseguenze ecologiche. Il 75% delle persone sfavorevoli ritengono che l’attività possa causare danni gravi e irreversibili all’oceano. Inoltre, c’è preoccupazione anche per la perdita di flora e fauna marine.
Simon Holmström, di Seas At Risk, afferma:
L’ecosistema dei fondali marini è complesso e in gran parte ancora sconosciuto, perciò anche delle piccole alterazioni potrebbero avere effetti pesanti e imprevedibili sulla biodiversità e sui processi biologici. Per questo motivo, i ricercatori mettono in guardia dalle estrazioni nei fondali, avvertendo che potrebbero causare danni gravi e irreversibili all’ecosistema marino. Ora i legislatori devono soltanto ascoltare questi segnali e agire di conseguenza.
