Roma, la capitale dello spreco: i numeri presentati alla Camera lasciano senza parole

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Erika Fameli
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Roma Capitale dello spreco: ogni anno nella Città Eterna si buttano 260.000 tonnellate di cibo, e un decimo della popolazione residente è in stato di povertà alimentare. I dati presentati da Cna alla Camera aprono il sipario su una realtà sconcertante, che lascia tutti a bocca aperta.

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Cibo, Avanzi
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Lo spreco alimentare è uno dei temi che stanno più a cuore alle associazioni benefiche e agli attivisti, e la notizia diffusa dalla Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) alla Camera di Commercio ha lasciato l’Italia sbigottita. I livelli di spreco nella Capitale hanno raggiunto cifre record, che spaventano e invitano a riflettere: ogni anno la città getta nella spazzatura 260.000 tonnellate di cibo.

Questo dato si contrappone ad un’altra realtà romana, evidenziata dalla Caritas, secondo cui almeno un romano su dieci soffre di povertà alimentare. Guardando la questione da un punto di vista economico, si parla di 700 milioni di euro all’anno che finiscono direttamente nel cestino.

Roma Capitale dello spreco

Avanzi, Cibo
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Roma non è una delle città più virtuose d’Italia dal punto di vista del riciclo, dell’attenzione all’ambiente e, soprattutto, dello spreco alimentare. Mai nessuno però si sarebbe aspettato i numeri spaventosi diffusi dalla Cna in un recente incontro alla Camera di Commercio, che svela che in città si buttano 260.000 tonnellate di cibo ogni anno. La Città Eterna conta circa 250.000 persone in condizioni di insicurezza alimentare, e gli sprechi maggiori avvengono proprio in casa, dove si gettano tra i 3 e i 6 euro ogni kg di cibo. Su questo argomento si è espresso il presidente Cna Agroalimentare Roma, Mauro Secondo, secondo il quale:

il contrasto allo spreco alimentare non rappresenta solo una sfida sociale, ma anche un tema economico e culturale che coinvolge direttamente le imprese della distribuzione e della ristorazione. Favorire il recupero significa valorizzare le risorse, ridurre gli sprechi e contribuire alla costruzione di una comunità più inclusiva e sostenibile.

Gli avanzi di cibo come risorsa

Avanzi, Cibo
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Da questo scenario, però, si può uscire, e lo si può fare solamente ripensando il modello produttivo e dando vita a nuove iniziative sia a livello cittadino che domestico. Quello che si deve comprendere, e che è anche alla base della Legge Gadda sullo spreco alimentare (n.166 del 2016), è che gli avanzi di cibo non sono spazzatura. Dal lato delle aziende, sono molte le azioni auspicabili:

  • nuovi e più ampi incentivi fiscali per le aziende che donano le proprie eccedenze;
  • equiparazione delle imprese e degli enti donatori ai consumatori finali;
  • aumento delle tutele per i donanti;
  • semplificazione delle responsabilità per le aziende donanti.

Per quanto riguarda invece la filiera, è necessario ridurre le perdite, semplificare le procedure di recupero e trasformare il cibo non consumato in una risorsa contro la povertà alimentare. Infine, a livello domestico si deve aumentare la consapevolezza, sensibilizzare i giovani nelle scuole e le famiglie attraverso campagne mirate (pubblicità, eventi, laboratori, ecc.) affinchè la cultura degli zero sprechi diventi un’abitudine quotidiana e non solamente un virtuosismo da lasciare agli altri. Sprecare meno fa bene sia all’ambiente che al portafoglio, e bisognerebbe ricordarsene un pò più spesso.

Lo spreco alimentare costa oltre 130 miliardi di euro all’anno ai Paesi dell’UE, e limitare questo fenomeno vuol dire avere risorse economiche per altri utilizzi. La sostenibilità non è solo un vincolo in termini di aggravio dei costi, ma anche un’opportunità per raggiungere una maggiore competitività di mercato.

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