Ripristino della natura: il nuovo piano che riguarda tutti

Autore:
Erika Fameli
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Il Piano nazionale di ripristino della natura è finalmente realtà: dopo quasi 30 anni di attesa, arriva il documento a favore di ambiente, natura e suolo che attua la Costituzione e tutela il verde. Ecco cosa prevede, come si struttura, e quali Comuni sono obbligati ad applicare i suoi dettami.

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In molti lo attendevano da quasi 3 decenni, e come si suol dire: meglio tardi che mai. Il Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) arriva in attuazione del Regolamento europeo per il ripristino della natura approvato grazie ad un solo voto di scarto (della ministra dell’Ambiente austriaca Leonore Gewessler).

In cosa consiste, però, questo Pnr? Si tratta di un insieme di dettami che impongono ai Comuni di togliere spazio al verde in favore del cemento e, se questo avviene, di rimediare depavimentando e rinaturando il territorio. Questo documento rappresenta un’opportunità unica per l’Italia: ecco perchè.

Piano nazionale di ripristino della natura

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Quante volte gli italiani si sono lamentati del ritardo dello Stivale rispetto alle politiche ambientali UE e a quelle dei Paesi del Nord Europa? Finalmente, è arrivato anche il nostro momento di metterci in pari, grazie al Pnr. Il Piano nazionale di ripristino della natura prevede per alcuni Comuni l’obbligo di sottostare a queste regole, mentre lascia a tutti gli altri la facoltà di aderire oppure no. In particolare, l’articolo 8 sancisce che fino al 31 dicembre 2030 vige il divieto assoluto di ridurre le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi, se non avviando azioni di ripristino come depavimentazione e rinaturazione. Inoltre, a partire dal 1 gennaio 2031, si dovrà aumentare la dotazione di verde e alberature applicando il ripristino della natura attraverso:

  • nuovi impianti arborei,
  • scorticamento di aree pavimentate,
  • rigenerazione del suolo,
  • avvio di coperture vegetali (erbacee, arbustive o arboree).

La portata di questo documento a livello ambientale è enorme, e va anche ad attuare quegli articoli della Costituzione Italiana che, finora, non avevano trovato applicazione. Si tratta, nello specifico, dell’articolo 9 e dell’articolo 117, che prevede la tutela degli ecosistemi.

Un’opportunità da non perdere

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Grazie al Pnr, l’Italia può finalmente tutelare il proprio patrimonio ambientale urbano, che troppo spesso è stato sacrificato in favore di nuove costruzioni e nuove infrastrutture, che hanno tolto terreno (nel senso letterale del termine) alla natura e alla biodiversità. Inoltre, non si deve sottovalutare nemmeno il fatto che gli interventi a supporto del Pnr porteranno nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e nuove innovazioni in materia di rigenerazione ecologica.

Gli obiettivi italiani per il prossimo futuro, stabiliti dall’UE, riguardano il ripristino di almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050. Questo vuol dire che ad attivarsi, oltre ai Comuni obbligati a farlo, dovranno essere anche quelli che non hanno alcun vincolo in questo senso, ma che da parte loro possono aderire spontaneamente e schierarsi dalla parte dell’ambiente. Dal 23 aprile scorso il Pnr è consultabile pubblicamente, ed è fondamentale per il nostro Paese dimostrare una partecipazione attiva e un interesse vivo nel progetto: ne va della nostra biodiversità, della sicurezza e del verde urbano e anche della salute dei cittadini.

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