Record storico di caldo a gennaio: è stato un mese estremo
Abbiamo sfiorato il record storico di caldo a gennaio, con temperature estremamente calde, soprattutto nel Sud del mondo. Ecco cosa dicono gli esperti su uno dei mesi più estremi mai visti finora: il Nord al gelo e il Sud in fiamme, è necessario intervenire, e farlo immediatamente.
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Quando arrivano notizie riguardo il record di caldo nei mesi estivi, per quanto preoccupanti, rimangono nel range del prevedibile. Quando però ad essere eccessivamente caldo è il mese di gennaio, la situazione è decisamente peggiore. Nonostante il gelo che il mese scorso ha colpito sia l’Europa che il Nord America, infatti, le temperature globali hanno sfiorato il record storico di caldo. A dare la notizia è il Copernicus Climate Change Service, che classifica il mese appena concluso come il quinto gennaio più caldo di sempre.
In particolare, Copernicus ha registrato una temperatura media di 1,47°C al di sopra dei livelli preindustriali, pericolosamente vicina a quella soglia di 1,5°C che non si dovrebbe superare, stando all’Accordo di Parigi. Ecco una panoramica su come si è svolto il mese di gennaio nel mondo, tra incendi e temperature tropicali e gelo e neve intensissimi.
Record storico

A dare la notizia allarmante delle condizioni meteo del mese di gennaio 2026 è il C3S, il Copernicus Climate Change Service, che ogni mese pubblica valutazioni climatiche basate sul dataset ERA5, che riceve informazioni da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche sparse in tutto il mondo. In particolare, il mese che si è appena concluso è stato il quinto gennaio più caldo della storia, anche se alla fine del mese vere e proprie ondate di gelo hanno investito l’emisfero settentrionale, portando aria gelida, neve e temperature in calo drastico.
In Europa, infatti, il mese scorso è stato il gennaio più freddo dal 2010, e il gelo è arrivato fino agli USA, dove ha fatto registrare una temperatura media sulla terraferma di -2,34°C (1,6°C in meno rispetto alla norma 1991-2020). L’Europa occidentale ha anche registrato piogge più elevate rispetto alla media, con alluvioni e disagi in Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda e Regno Unito.
Il Sud del mondo in fiamme

Contemporaneamente, mentre il Nord del mondo soffriva le temperature artiche, il Sud andava in fiamme, subendo un’intensificazione delle condizioni già estreme:
- incendi boschivi in Australia, Cile e Patagonia;
- forti piogge nell’Africa australe;
- inondazioni in Mozambico;
- temperature sopra la media nell’Artico.
Questo mese così estremo è il frutto, da un lato, del cambiamento climatico, e dall’altro, dell’uomo, che continua ad alimentare il riscaldamento globale e a mettere a dura prova la resilienza dei territori e l’adattamento agli eventi estremi. I disastri naturali diventano sempre più frequenti e sempre più dannosi sia per le comunità che per l’ambiente, e i rischi climatici aumentano di anno in anno. Questo si ripercuote sulle temperature sempre più alte degli oceani, e sulla diminuzione parallela dei ghiacci marini. Non a caso, a gennaio la temperatura della superficie marina è stata tra le più alte mai registrate per il periodo invernale, e nell’Artico l’estensione del mare coperto dal ghiaccio è stata inferiore del 6% rispetto alla norma (terzo livello più basso mai registrato).
Siamo di fronte ad un mese fatto di estremi, che dimostra come il cambiamento climatico sia non solo una realtà, ma un rischio per gran parte del pianeta e come, nello stesso identico momento, una regione del mondo possa essere in preda al gelo e un’altra lambita dalle fiamme.