Questa pianta neutralizza i metalli pesanti: rinasce Ingurtosu
Dopo anni di tentativi gli studiosi hanno trovato una pianta che neutralizza i metalli pesanti e l’inquinamento che portano. Questa scoperta sta riportando in vita l’ex area mineraria di Ingurtosu, e può fare lo stesso con molti altri siti che si davano per spacciati a causa dell’inquinamento minerario.
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L’estrazione mineraria ha rappresentano per le economie locali italiane una risorsa importante per molti decenni, ma una volta dismesse le minieri, i segni dell’estrazione sono rimasti, e hanno inquinato intere aree. In particolare, piombo, zinco e metalli pesanti hanno contaminato superfici enormi, che ancora oggi soffrono di quell’inquinamento minerario e che più volte si è tentato di decontaminare, senza successo.
Oggi invece, una speranza c’è, perchè dopo anni di tentativi, un gruppo di ricercatori sembra aver trovato il tanto atteso rimedio: una piantina che sconfigge l’inquinamento minerario e riporta il verde anche nei suoli più difficili. Ecco di quale pianta si tratta, e come questa scoperta può invertire le sorti di tantissimi altri siti contaminati dai metalli pesanti in Italia.
La pianta che neutralizza i metalli pesanti

La pianta che neutralizza i metalli pesanti è l’elicriso, un piccolo arbusto perenne, mediterraneo e sempreverde che è spesso conosciuta come pianta del curry o fiore d’oro, per i suoi fiori giallo oro che in primavera ed estate sbocciano e profumano di un aroma intenso l’atmosfera. Si tratta di una pianta in grado di crescere anche sui terreni più ostili, e non richiede alcuna manutenzione particolare. Proprio lei può salvare l’ex area mineraria di Ingurtosu, sulla costa Sud-Ovest della Sardegna, situata all’interno del Parco Geominerario.
Dall’Ottocento fino al 1968, questo era un importante sito di estrazione di metalli pesanti, tra cui principalmente zinco e piombo. Dopo la dismissione, della miniera rimangono ancora segni visibili:
- fabbricati abbandonati,
- pozzi,
- ex magazzini.
Oltre a questi, ancora più importanti sono i segni chimici lasciati dalla lavorazione dei minerali e dei metalli pesanti, che finora non si era ancora trovato il modo di arginare. I ricercatori, infatti, per anni hanno tentato di bonificare l’area, ma purtroppo senza successo. Oggi però, la soluzione arriva direttamente dalla natura: l’elicriso.
Ingurtosu torna verde

Grazie a dei batteri autoctoni in grado di far crescere l’elicriso su questi suoli, i ricercatori sono riusciti a contenere l’inquinamento minerario evitando la dispersione chimica durante piogge o tempeste, proprio grazie all’elicriso. Come spiega Chiara Alisi del Laboratorio tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale di Enea, questo processo si chiama bioaugmentation:
Usiamo batteri e funghi per sostenere la crescita delle piante. Sulle colline sarde formate dagli scarti minerari, praticamente rocce, riesce a crescere piccola vegetazione che ha bisogno di una spinta. Noi prendiamo campioni del terreno e in laboratorio isoliamo i batteri nativi migliori e li testiamo. Quelli più performanti li reintroduciamo. I batteri hanno capacità metaboliche che, per esempio, stimolano la crescita delle radici, oppure sciolgono il fosfato dalla pietra rendendolo disponibile per la pianta e in generale apportano molti nutrienti.
Il cammino verso la bonifica completa è ancora lungo, ma grazie all’elicriso e altre piante autoctone, l’area di Ingurtosu può vedere la luce in fondo al tunnel. I prossimi passi riguarderanno la messa in sicurezza dei corsi d’acqua e la piantumazione di nuova vegetazione su più suolo possibile. Questo meccanismo è replicabile anche altrove, e lancia un importante messaggio di speranza per le zone inquinate dai metalli pesanti, difficilissimi da neutralizzare.