Polo Nord, ghiaccio marino ai minimi storici
L’estensione del ghiaccio artico del Polo Nord è ridotto ai minimi storici, comportando non pochi problemi per le specie autoctone come orsi polari e foche.

Al Polo Nord l’estate è finita ed è arrivato l’inverno, quindi da qualche giorno il ghiaccio marino che ricopre l’Oceano Polare sta riprendendo a crescere. Peccato, però, che secondo gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) dell’Università del Colorado, nelle ultime settimane la banchisa ha raggiunto la sua estensione minima dell’anno, al settimo posto tra le minime registrate dai satelliti negli ultimi 46 anni.
Fa caldo anche al Polo Nord
La regione artica, quest’anno, si è scaldata 3-4 volte più velocemente rispetto alla media e a causa dell’aumento delle temperature dell’aria e del mare l’estensione del ghiaccio artico estivo si riduce, in media, del 10% ogni 10 anni.
Nonostante ogni anno la banchisa cambi forma e dimensione, continuando in questo modo è probabile che entro la metà di questo secolo in estate il ghiaccio marino scomparirà quasi del tutto.
Coinvolgimento globale
Ciò che accade al Polo Nord ha ripercussioni a livello globale, così come spiegato da Philipp Assmy, ecologo marino affiliato al centro di studi polari iC3 delle Università di Tromso, Norvegia:
Il ghiaccio marino è come un gigantesco specchio che riflette la radiazione solare verso lo spazio. Poiché stiamo perdendo questa superficie riflettente durante l’estate, quando al Polo ci sono 24 ore di luce, l’energia solare assorbita dall’Oceano scuro sottostante non può che aumentare, contribuendo a riscaldare gli oceani. Il ritmo più rapido del riscaldamento nell’Artico rispetto alla media globale è noto come amplificazione artica e ha un impatto sul clima ben oltre l’Artico.
Tra le conseguenze più drastiche della trasformazione del Polo Nord rientra la perdita del ghiaccio pluriennale che, solitamente, dominava l’Oceano Artico. Si tratta di un ghiaccio spesso in media 3-4 metri, dotato di una capacità di riflettere la luce del sole superiore rispetto al ghiaccio più sottile e meno propenso allo scioglimento che, dal 1980 a oggi, si è ridotto del 90%.
Da non sottovalutare, poi, gli animali che sopravvivono grazie al ghiaccio marino più stabile, destinati probabilmente all’estinzione. Così continua Assmy:
La diminuzione dell’estensione del ghiaccio marino è già un problema per molte specie adattate al ghiaccio marino, come gli orsi polari e le foche. D’altro canto, la riduzione dello spessore e dell’estensione del ghiaccio marino consente una maggiore penetrazione di luce nell’Oceano Artico, a cui si deve già un aumento della produzione di fitoplancton con conseguenze potenzialmente positive per gli ecosistemi pelagici, tra cui molte specie di pesci. Futuro incerto
Il futuro degli ecosistemi marini artici è ancora poco definito, mentre sale invece l’attenzione verso regioni polari da parte di Russia, Stati Uniti, Cina, Europa e India, tutti preoccupati per le sorti dell’Oceano Artico.

Le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai sono numerose, tra cui il fatto che la Terra giri più velocemente e che le giornate si accorcino, ma è importante preservare la sopravvivenza degli animali autoctoni e la possibilità di attingere alle materie prime, due aspetti ad alto rischio.