Piano straordinario fauna selvatica: vittoria storica del WWF

Autore:
Erika Fameli
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Il Tar del Lazio ha annullato il Piano straordinario fauna selvatica in tre parti fondamentali, che il governo aveva adottato nel 2023. Con questa sentenza si segna una vittoria storica del WWF e delle altre associazioni a favore della protezione e salvaguardia della fauna selvatica: ecco perché.

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Lupi
Photo by Wenoc – Pixabay

Da 3 anni si protraeva la diatriba legale tra le associazioni animaliste e l’adozione da parte del Governo del Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, risalente al 2023. Ad opporsi a questa misura sono state numerosi soggetti, e insieme al WWF c’erano anche:

  • ENPA,
  • LAV,
  • LEIDAA,
  • LIPU,
  • OIPA,
  • LNDC,
  • Animal Protection.

L’11 marzo scorso però, il Tar del Lazio ha dato ragione alle associazioni, annullando 3 parti fondamentali del Piano, accogliendo il loro ricorso. Grazie a questa sentenza, che segna un’importantissima vittoria giuridica per l’ambiente, si blocca la strada ad interventi potenzialmente massivi, indiscriminati e che in contrasto con il diritto sia nazionale che europeo.

Di cosa si tratta

Uccellini
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Nel 2023 il Governo ha adottato il Piano Straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, a cui le associazioni animaliste si sono opposte sin da subito. A sollevare le maggiori critiche erano gli interventi potenzialmente massivi che il Piano autorizzava, che avrebbero messo in pericolo la fauna italiana con azioni indiscriminate e che, secondo loro, entravano in contrasto sia con il diritto nazionale che con quello europeo. Il Tar del Lazio, a distanza di 3 anni, ha dato loro ragione, annullando 3 parti fondamentali del Piano.

L’illegittimità ha toccato i punti in cui il Piano impediva il ricorso a metodi alternativi per alcune specie parautoctone, equiparate a specie esotiche invasive, nonostante questo sia contrario al diritto europeo e italiano; l’esclusione generalizzata dei principali divieti che il Piano aveva disattivato per le attività di controllo; e la possibilità per le Regioni di commissariare gli Enti parco regionali se non applicavano il Piano entro sei mesi. I divieti sanciti dall’art. 21 della Legge n.157/1992 e della normativa europea proteggono gli animali selvatici dalle uccisioni autorizzate con ogni mezzo, inclusi i metodi più cruenti, motivo per cui il Tar del Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni contro il Piano del Governo, affermando la necessità di far rimanere tali divieti pienamente operativi.

I chiarimenti del Tar

Cinghiali
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Con la sua sentenza, il Tar ha anche colto l’occasione per fornire importanti delucidazioni e chiarimenti riguardo l’uccisione delle specie protette, affermando che:

l’eventuale cattura e abbattimento delle specie protette devono comunque essere perseguiti nel rispetto delle direttive comunitarie poste a tutela della fauna e, dunque, a condizione che non esista un’altra soluzione valida.

Rientrano in questa casistica i lupi, che non godono più della protezione della Direttiva Habitat, e che anche in Italia vanno incontro ad un declassamento giuridico. Si tratta di una sentenza di enorme importanza, che ristabilisce la centralità del diritto, della selettività, della prevenzione e del ruolo degli Enti parco. Le associazioni commentano così la vittoria giuridica ottenuta:

E’ una vittoria per la fauna selvatica, per la scienza e per la legalità e una sconfitta per le politiche anti scientifiche alla base delle forzature che hanno caratterizzato l’azione del Governo e del Parlamento che ha già portato all’apertura di una pesante procedura d’infrazione proprio su questo tema.

Con questa decisione, il Tar sancisce ufficialmente che non è possibile derogare senza limiti alla tutela della biodiversità, ma il lavoro delle associazioni non termina certo qui. La successiva fase di applicazione regionale del Piano, sarà infatti nel mirino del monitoraggio del WWF, per prevenire qualsiasi tipo di violazione delle normative.

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