Allarme WWF, popolazioni animali ridotte del 73%

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Il cambiamento climatico, unito alle azioni umane, è la principale causa della riduzione delle popolazioni animali di tutto il mondo che, secondo il WWF, ammonta al 73% nell’ultimo mezzo secolo.

wwf successi 2023
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L’edizione 2024 del “Living Planet Report” del WWF parla chiaramente: tra il 1970 e il 2020 le popolazioni animali sono diminuite del 73%, gli habitat sono tutti in pericolo e questo comporta un grande rischio per il futuro della vita sulla Terra. Tuttavia, l’uomo ha ancora la possibilità di invertire la rotta, ma deve agire immediatamente e, soprattutto, in modo efficace.

I dati forniti da WWF

Zebra
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Sono 35mila le popolazioni di oltre 5mila specie di vertebrati di tutto il mondo a essere state monitorate dal 1970 a oggi dallo Zoological Society di Londra e i cui risultati sono stati pubblicati nell’ultima edizione del “Living Planet Index”.

Negli ultimi 50 anni, si è registrato un calo del -85% negli ecosistemi di acqua dolce, del -69% negli ecosistemi terrestri e del -56% negli ecosistemi marini. Il calo più drastico è stato rilevato in America Latina e negli Stati Caraibici con il -95%, seguiti da Africa con il -76% e Asia-Pacifico con il -60%.

Entrando nel dettaglio delle singole specie animali, tra il 1990 e il 2018, si è assistito a:

  • un calo del 57% delle tartarughe femmina sull’isola Milman,
  • nella Grande Barriera Corallina australiana,
  • del 65% dell’inia (un delfino di fiume) nel Rio delle Amazzoni e
  • del 75% della sotalia nella riserva di Mamirauá in Amazzonia.

Inoltre, nel 2023 – contraddistinto da caldo e siccità – sono morte più di 330 inie in soli due laghi.

A rischio la biodiversità mondiale

Il cambiamento climatico è una minaccia preponderante per la biodiversità, soprattutto nei Caraibi e in America Latina, dove il calo medio ammonta al 95%. E gli eventi estremi, come è ben noto, sono il frutto dell’uso dei combustibili fossili da parte degli esseri umani: basti pensare all’Amazzonia, vittima di una decennale deforestazione compiuta proprio dall’uomo.

Per fortuna, qualche buona notizia c’è: alcune popolazioni di animali si sono adattate ai cambiamenti e, in alcuni casi, sono addirittura aumentate, come nel caso dei gorilla di montagna – aumentati del 3% tra il 2010 e il 2016 – del Virunga, in Africa orientale. Peccato, però, che si tratti di esempi sporadici che, nonostante gli sforzi, non riescono a invertire il trend generale.

Rimediare è possibile

Se l’essere umano, finora, ha sfruttato al massimo il Pianeta Terra compiendo solo danni e incidendo sulla vita di piante e animali, potrebbe ancora correre ai ripari e mettere fine alle sofferenze di interi ecosistemi.

Così come sottolineato da Wwf Internazionale, la natura sta lanciando un vero e proprio SOS: specie animali ed ecosistemi sono costretti a spingersi oltre i loro limiti, toccando spesso punti di non ritorno che mettono in grave difficoltà intere società.

leone, caccia
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La deforestazione dell’Amazzonia e lo sbiancamento della Barriera Corallina sono solo alcuni esempi di come il mondo stia cambiando per colpa del cambiamento climatico ma, al contempo, mostrano quanto sia indispensabile che l’uomo cerchi di rimediare ai propri errori e inizi a comportarsi in modo decisamente più responsabile.

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