Piano nazionale casa dell’Ance: la proposta per la crisi
La soluzione alla crisi abitativa italiana potrebbe risiedere del piano nazionale casa dell’Ance? Non è ancora dato saperlo, ma l’Associazione nazionale costruttori edili ha presentato questa proposta basata su quattro fronti diversi, e vuole risolvere la difficile situazione abitativa del nostro Paese in questo modo.

Si è da poco conclusa la seconda edizione di Città in scena, il festival della rigenerazione urbana promosso da Ance, Associazione Mecenate 90 e Fondazione Musica. Durante il convegno inaugurale del festival, l’Associazione nazionale costruttori edili ha presentato un progetto molto ambizioso che ha come obiettivo quello di risolvere la crisi abitativa italiana. Si tratta di un vero e proprio piano nazionale casa, che potrebbe capovolgere totalmente la situazione attuale e ristabilire un equilibrio da lungo tempo perduto.
Il piano nazionale casa proposto dall’Ance si basa su quattro fronti diversi, che devono essere portati avanti simultaneamente e che devono lavorare in sinergia per poter funzionare al meglio:
- piano urbanistico;
- sinergia tra pubblico e privato;
- asset finanziario-fiscale;
- governance statale con fondi stabili.
E’ evidente già da subito come questo piano sia estremamente ambizioso da improntare e portare a termine, ma è anche vero che, se tutte queste forze venissero messe in campo per un obiettivo comune, la situazione italiana dal punto di vista immobiliare potrebbe realmente subire una svolta epocale.
Piano nazionale casa dell’Ance

In cosa consiste però, nel dettaglio, questo piano nazionale casa proposto dall’Ance? A spiegarlo è proprio il vicepresidente dell’Associazione, Stefano Betti:
“Bisogna sviluppare nuovi modelli di intervento, che passano attraverso strumenti innovativi sia dal punto di vista urbanistico, che del fisco e della finanza e soprattutto attraverso un rapporto pubblico-privato, dove si assuma che l’obiettivo della collettività è migliorare la disponibilità dell’affitto”.
Emergono quindi i 4 punti fondamentali su cui si basa il piano nazionale casa, che come sottolinea il vicepresidente Betti, vuole garantire un’offerta abitativa più ampia, e risolvere così i problemi di prezzi troppo alti, scarsità dell’offerta e bilanciamento delle risorse finanziarie degli italiani. Betti continua spiegando che:
“La prima leva è quella urbanistica: abbiamo bisogno di procedure accelerate e semplificate. C’è poi la leva finanziaria, che passa attraverso il coinvolgimento di una serie di investitori istituzionali, enti e altro, ma soprattutto c’è la necessità di utilizzare i soldi pubblici come un meccanismo di garanzia per lo sviluppo della parte privata. Sul fronte della leva fiscale, se la casa è un obiettivo comune e ha una pubblica utilità per dare risposta alla collettività, bisogna intervenire nell’aumentare gli incentivi fiscali per ridurre i costi di produzione e vendita e rendere la casa più accessibile”.
Una risposta alla crisi

Questo piano nasce quindi con l’intento specifico di risolvere una situazione quanto mai complessa, in cui sono in gioco diversi fronti e diversi giocatori, che è difficile mettere in un’unica squadra. I vantaggi però, sarebbero comuni a tutti, e anche parecchio importanti. Infatti, se un piano nazionale casa del genere prendesse realmente forma, si riuscirebbe ad avere canoni di affitto non più proibitivi e prezzi di case di nuova costruzione più abbordabili, oltre che un numero estremamente maggiore di unità immobiliari in offerta. Ne conseguirebbe un generale affievolimento della pressione sul mercato, e anche una generale soddisfazione, soprattutto da parte dei giovani e di chi fa parte di una famiglia monoreddito.
Infatti, in Italia sono 7 su 10 i giovani che non riescono ad andare a vivere da soli, e nonostante il mercato dei single sia cresciuto in importanza, questi fanno ancora molta fatica ad accedere agli immobili.