Ondate di calore intensificate: l’impatto crescente del cambiamento climatico dal 1979 al 2020

Autore:
Samantha Patente
  • Laureanda in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

Tra il 1979 ed il 2020 le ondate di calore sono diventate più intense e frequenti, a causa dei cambiamenti climatici

Arido
Photo by _Marion – Pixabay

Recenti studi dimostrano che i cambiamenti climatici stanno influendo sulle ondate estreme di calore che aumenteranno influenzando non solo la temperatura globale, ma anche eventi come siccità, inondazioni ed uragani.

Fenomeni estremi persistenti

Un recente studio pubblicato su Science Advaces  ha analizzato le ondate di calore intercorse tra il 1979 ed il 2020 utilizzando i dati ottenuti da osservazioni meteorologiche effettuate attraverso satelliti oppure radar.

Si evince che questi fenomeni estremi persistono notevolmente, e più di quanto si stimasse in precedenza, sia in termini di aree geografiche interessate che di durata nel tempo.

C’è un dato che cattura l’attenzione: la durata nello stesso luogo è decisamente prolungata.

Si parla di circa 8 Km di percorrenza al giorno in meno, rispetto ad appena 10 anni fa, e una durata di almeno 12 giorni (due in più rispetto agli anni ’80).

Quali sono le conseguenze?

Le ondate di calore possono avere impatti anche gravi sia dal punto di vista ambientale che sociale, e più precisamente:

  • provocare danni alla salute, ovvero disidratazione e colpi di calore oltre ad aggravare cronicità nelle persone fragili, negli anziani e nei bambini;
  • danneggiare i sistemi sanitari con l’aumento di ricoveri ospedalieri;
  • aumentare l’inquinamento atmosferico;
  • provocare danni all’agricoltura, riducendone la resa ed influenzando la produzione di cibo, impattando anche sulla sicurezza alimentare;
  • impattare sugli ecosistemi causando stress idrico a piante ed animali;
  • causare incendi boschivi di varia intensità;
  • influire negativamente sull’economia locale e globale;

La connessione con il cambiamento climatico

La frequenza con cui avvengono i fenomeni estremi è strettamente correlata al cambiamento climatico, un’ipotesi confermata dalle simulazioni effettuate dagli studiosi sulla base di due scenari diversi.

Uno di essi comprende la presenza di gas climalteranti, l’altro non li prevede.

Whei Zang, ricercatore presso l’Università dello Utah negli Stati Uniti e uno degli autori di uno studio di rilievo sul tema, ha dichiarato:

È apparso chiaro che il fattore dominante che può spiegare queste tendenze è quello antropico

L’incremento di gas serra, prodotti dalle attività antropiche, intensifica gli effetti del riscaldamento globale, portando a condizioni meteorologiche più estreme, tra cui ondate di calore più frequenti e intense, affermando così un collegamento diretto con le azioni umane.

Quali sono le zone più a rischio?

Centro, Urbano
Photo by wal_172619 – Pixabay

Lo studio afferma che sicuramente le zone più a rischio sono quelle urbane ovviamente per la scarsa vegetazione che offre sollievo alle ondate di calore.

Noi vogliamo aggiungere anche altri 3 punti che meritano attenzione:

  • la densità di popolazione:  un maggior numero di persone stanziate in aree ridotte vede l’influenza delle ondate di calore su più individui;
  • l’ inquinamento: le aree urbane risultano più inquinate;
  • gli edifici e le infrastrutture inadeguate: in molte città, gli edifici e le infrastrutture non sono progettati o adeguati per gestire le estreme temperature.

La combinazione di questi fattori rende la popolazione delle aree urbane sicuramente più vulnerabile alle ondate di calore e, secondo lo studio, porterà a conseguenze molto gravi.

Il 2023 è stato l’anno degli eventi estremi: ondate di caldo eccezionale, pericolose grandinate ed altri fenomeni a dimostrazione dei danni delle attività antropiche. Cosa ci serba il 2024?

Ondate di calore intensificate, l’impatto crescente del cambiamento climatico dal 1979 al 2020: foto e immagini