Non è stata una semplice alluvione: cosa è successo davvero sulle montagne del Nepal

Autore:
Verdiana Sasso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 5 minuti

L’alluvione che ha colpito il Nepal e il Tibet il 26 agosto 2026 non si è trattata di una semplice conseguenza del crollo di un ghiacciaio, ma è un vero e proprio segnale inequivocabile che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia molto grave e che interessa tutte le regioni del mondo. Facciamo chiarezza su cosa ha causato realmente la frana.

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Il Nepal è ormai tristemente protagonista della cronaca a causa della devastante alluvione lampo che ha colpito il distretto di Rasuwa, al confine con il Tibet, in seguito al crollo di un ghiacciaio che ha generato una valanga di roccia e ghiaccio. Questo perchè dopo il distacco di una porzione di ghiaccio, ha ceduto anche una parte della parete rocciosa generando una colata di detriti, acqua, fango e ghiaccio che si è riversata a valle con una forza devastante. Il bilancio, ancora in fase di aggiornamento, è drammatico e le operazioni di soccorso proseguono senza sosta per individuare i dispersi e valutare l’entità dei danni. Ma cosa ha causato il distacco del ghiacciaio e perché un fenomeno di queste dimensioni ha colpito proprio questa zona del Nepal?

Nepal, cosa ha causato l’alluvione?

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Sebbene non sia possibile affermare che il cambiamento climatico abbia causato direttamente l’alluvione, è chiaro come questo fenomeno stia modificando rapidamente le condizioni fisiche dell’alta montagna himalayana. L’aumento delle temperature sta di fatto contribuendo all’assottigliamento e arretramento dei ghiacciai, al cambiamento dell’idrologia delle pareti rocciose e al riscaldamento e degrado del permafrost, rendendo più instabili alcuni ambienti di alta quota. Ricordiamo che il permafrost gioca un ruolo importante nella stabilità della roccia e rappresenta una componente fondamentale non solo per il paesaggio, ma anche per la nostra sicurezza.

Analizzando nel dettaglio la zona colpita e le condizioni dell’alta montagna himalayana, i dati evidenziano quanto queste trasformazioni siano state rapide. Secondo un articolo pubblicato nel 2026 dal Earth-Science Reviews, tra il 1980 e il 2020, la regione si è riscaldata in media di circa 0,2-0,3 °C per decennio, quasi il doppio della media globale. Inoltre, il bilancio di massa dei ghiacciai è risultato fortemente negativo; nell’Himalaya centrale e orientale, la copertura nevosa è diminuita del 30% circa dal 1990.

Segnali di rapido degrado provengono anche dal permafrost e in alcuni siti il disgelo raggiunge velocità dell’ordine di decine di centimetri all’anno. In altre parole, l’ambiente himalayano sta cambiando così come ghiaccio, neve, roccia e permafrost, modificando progressivamente gli equilibri naturali. In questo contesto, gli eventi estremi come crolli rocciosi, frane e alluvioni trovano terreno fertile.

Lo stato dei ghiacciai in Himalaya

Himalaya
Photo by balouriarajesh! – Pixabay

Come anticipato, l’innalzamento delle temperature ha effetto sui ghiacciai disseminati lungo l’enorme distesa montuosa dell’Himalaya. Secondo il report di HKH Glacier Outlook 2026, il sistema glaciale dell’Hindu Kush Himalaya comprende oltre 63mila ghiacciai, distribuiti su una superficie complessiva di circa 55.782 km2. Si tratta di una straordinaria riserva di acqua dolce che garantisce acqua a centinaia di milioni di persone. Ma perché l’alluvione ha colpito proprio questa zona? Purtroppo qui le temperature stanno aumentando ad un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale, modificando rapidamente l’equilibrio di ghiacciai, neve e permafrost e rendendo l’ambiente sempre più fragile.

Alluvione in Nepal: immagini e foto