Noduli polimetallici: la ricchezza nascosta degli oceani
Negli abissi e nei fondali degli oceani si troverebbero i noduli polimetallici, una fonte chiamata “la patata degli oceani” o “tuberi degli abissi”. La risposta possibile alla transizione tecnologica ma con serissimi rischi per le trivellazioni in profondità.

Gli abissi dei nostri oceani sono una risorsa ancora ignota. Stando alla scienza fino ad ora conosciamo appena il 30 % di quello che costella le profondità oceaniche, con una particolare flora e fauna che formula una biodiversità inesplorata. Un dato controvertibile, se si pensa che circa il 70 % della superficie del pianeta Terra è avvolta da acque. Una distesa azzurra che ha mostrato subitamente tutte le ripercussioni del climatic change, con innalzamenti del livello delle acque e delle annesse temperature.
Eppure ancor più ignoto è cosa preserva nelle sue viscere, con risorse che secondo le ultime ricerche potrebbero garantire l’ausilio necessario alla transizione energetica in atto.
Attualmente la ricerca ecologica guidata dal Dr. Adrian Glover e l’equipe del Museo di Storia Naturale di Londra sta analizzando l’area dell’Oceano Pacifico tra lo stato del Messico e le Hawaii, osservando le conseguenze delle recenti estrazioni minerarie nelle profondità abissali attorno la zona Clarion-Clipperton.
Trivelle, si o no

L’area centroamericana denominata Clarion-Clipperton Zone si estende per una profondità di 5mila m e larga quasi 5 milioni di km2 è un tesoro dell‘Oceano Pacifico. Stando agli scienziati la zona è popolata da un biodiversità straordinaria. Le condizioni del sito naturale, come buio perpetuo, temperature gelide e scarsità di nutrienti ne salvaguardano l’ecosistema e la vita del fondale oceanico con cetrioli di mare, coralli, spugne e creature marine ancora sconosciute.
Eppure a fronte di questo lato inesplorato di flora e fauna, numerosi sono i dubbi e le perplessità che le ultime trivellazioni hanno suscitato. Come ha reso noto il Dr Glover, l’area mostra a fianco della ricchissima biodiversità, la presenza di una nuova fonte privilegiata per la transizione ecologica. Chiamata “la patata degli oceani” o “tuberi degli abissi” questa fonte sono i “noduli polimetallici” composti da manganese, cobalto e nichel principalmente. A queste proprietà si allegano altre che potrebbero favorire la risposta eco&green alle energie non rinnovabili di tipo carbonfossile.
Infatti come rende noto lo studio, con la transizione ecologica e le fonti rinnovabili queste estrazioni e trivellazioni stanno virando alla corsa per accaparrarsi quelle sostanze minerarie consone per batterie elettriche ricaricabili per il trasporto su amplio raggio e carichi pesanti.
Soluzione o problema?

Ciononostante se il procacciamento di questo nuovo minerale potrebbe favorire la decarbonizzazione globale su vasta scala e rivoluzionare il trasporto internazionale, permane il dubbio problematico sulle conseguenze ad ecosistema ed ambiente.
Come sottolineano gli scienziati dell’ente scientifico britannico, i danni agli ecosistemi marini potrebbero essere consistenti e irreparabili. Dagli studi si vede come in oltre 4o anni le estrazioni minerarie hanno lasciato perdite visibili, mentre il recupero della biodiversità benché iniziato, ha un processo estremamente lento, dimostrando come i fondali oceanici siano estremante fragili e che attualmente siano a causa dei cambiamenti climatici sia ancor più a rischio tale sopravvivenza.
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