Noduli polimetallici: la ricchezza nascosta degli oceani

Autore:
Domenico Papaccio
  • Giornalista
Tempo di lettura: 3 minuti

Negli abissi e nei fondali degli oceani si troverebbero i  noduli polimetallici, una fonte chiamata “la patata degli oceani” o “tuberi degli abissi”. La risposta possibile alla transizione tecnologica ma con serissimi rischi per le trivellazioni in profondità.

noduli polimetallici
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Gli abissi dei nostri oceani sono una risorsa ancora ignota. Stando alla scienza fino ad ora conosciamo appena il 30 % di quello che costella le profondità oceaniche, con una particolare flora e fauna che formula una biodiversità inesplorata. Un dato controvertibile, se si pensa che circa il 70 % della superficie del pianeta Terra è avvolta da acque. Una distesa azzurra che ha mostrato subitamente tutte le ripercussioni del climatic change, con innalzamenti del livello delle acque e delle annesse temperature.
Eppure ancor più ignoto è cosa preserva nelle sue viscere, con risorse che secondo le ultime ricerche potrebbero garantire l’ausilio necessario alla transizione energetica in atto.

Attualmente la ricerca ecologica guidata dal Dr. Adrian Glover e l’equipe del Museo di Storia Naturale di Londra sta analizzando l’area dell’Oceano Pacifico tra lo stato del Messico e le Hawaii, osservando le conseguenze delle recenti estrazioni minerarie nelle profondità abissali attorno la zona Clarion-Clipperton.

Trivelle, si o no

noduli polimetallici
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L’area centroamericana denominata Clarion-Clipperton Zone si estende per una profondità di 5mila m e larga quasi 5 milioni di km2 è un tesoro dell‘Oceano Pacifico. Stando agli scienziati la zona è popolata da un biodiversità straordinaria. Le condizioni del sito naturale, come buio perpetuo, temperature gelide e scarsità di nutrienti ne salvaguardano l’ecosistema e la vita del fondale oceanico con cetrioli di mare, coralli, spugne e creature marine ancora sconosciute.

Eppure a fronte di questo lato inesplorato di flora e fauna, numerosi sono i dubbi e le perplessità che le ultime trivellazioni hanno suscitato. Come ha reso noto il Dr Glover, l’area mostra a fianco della ricchissima biodiversità, la presenza di una nuova fonte privilegiata per la transizione ecologica. Chiamata “la patata degli oceani” o “tuberi degli abissi” questa fonte sono i “noduli polimetallici” composti da manganese, cobalto e nichel principalmente. A queste proprietà si allegano altre che potrebbero favorire la risposta eco&green alle energie non rinnovabili di tipo carbonfossile.
Infatti come rende noto lo studio, con la transizione ecologica e le fonti rinnovabili queste estrazioni e trivellazioni stanno virando alla corsa per accaparrarsi quelle sostanze minerarie consone per batterie elettriche ricaricabili per il trasporto su amplio raggio e carichi pesanti.

Soluzione o problema?

Fondali, Oceanici
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Ciononostante se il procacciamento di questo nuovo minerale potrebbe favorire la decarbonizzazione globale su vasta scala e rivoluzionare il trasporto internazionale, permane il dubbio problematico sulle conseguenze ad ecosistema ed ambiente.

Come sottolineano gli scienziati dell’ente scientifico britannico, i danni agli ecosistemi marini potrebbero essere consistenti e irreparabili. Dagli studi si vede come in oltre 4o anni le estrazioni minerarie hanno lasciato perdite visibili, mentre il recupero della biodiversità benché iniziato, ha un processo estremamente lento, dimostrando come i fondali oceanici siano estremante fragili e che attualmente siano a causa dei cambiamenti climatici sia ancor più a rischio tale sopravvivenza.

Noduli polimetallici, la ricchezza nascosta degli oceani: foto e immagini