Nelle Fiji esiste un’isola costruita da migliaia di conchiglie: ha oltre 1.200 anni

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Erika Fameli
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I granchi delle mangrovie hanno scoperto che c’è un’isola di scarti nelle Fiji: la piccola formazione insulare nel Pacifico meridionale è il risultato del deposito di migliaia di conchiglie e ha più di 1.200 anni. Si tratta di una delle strutture archeologiche più insolite dell’area, e riserva infinite sorprese.

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Granchio delle mangrovie
Photo by Nicholas Toh – Shutterstock

Al largo della costa settentrionale di Vanua Levu, la seconda isola più grande delle Fiji, si trova un’isola molto più piccola, interamente ricoperta di mangrovie. Qui fango, sabbia e mare modellano il paesaggio tropicale e danno forma al territorio, che gli tsunami sempre più frequenti alterano costantemente. Si tratta di un’isola apparentemente simile a molte altre, ma che in realtà è il risultato del deposito di migliaia di conchiglie avvenuto 1.200 anni fa.

A scoprire quest’isola fatta di scarti marini sono stati i granchi delle mangrovie, che hanno attirato l’attenzione degli scienziati, i quali hanno definito la formazione insulare come una delle strutture archeologiche più insolite del Pacifico meridionale.

Un’isola di scarti nelle Fiji

fiji
Photo by Don mammoser – Shutterstock

Quella che hanno scoperto i granchi delle mangrovie potrebbe essere la prima isola di conchiglie documentata nelle Fiji, e l’unica registrata nel Pacifico sud-occidentale al di fuori della Papua Nuova Guinea. In particolare, se i primi studi dovessero confermare le ipotesi dei ricercatori, si tratterebbe del risultato dell’attività umana degli abitanti del luogo che qui hanno gettato come scarti tonnellate di conchiglie. La collocazione temporale di quest’attività antropica risalirebbe a 1.200 anni fa e dimostrerebbe che le abitudini umane di gettare via quello che non utilizzano non è affatto figlia del nostro tempo, ma ha radici molto più antiche. La cosa curiosa di quest’isola, che dall’alto passa inosservata e sembra una qualunque appendice dell’isola di Culasawani, è che a scoprirla non sono stati gli scienziati, ma bensì i granchi delle mangrovie, ovviamente ignari del loro ruolo di archeologi.

Questi animali, infatti, sono soliti scavare i loro rifugi in profondità, tra i 30 e i 50 centimetri, e durante le loro attività quotidiane hanno portato in superficie un numero insolito di frammenti di conchiglie e ceramica, il che ha incuriosito gli scienziati non tanto per la presenza delle conchiglie, quanto della ceramica. Dopo aver identificato i molluschi, i ricercatori hanno scoperto che si trattava di bivalvi e gasteropodi commestibili, altro elemento che rimandava ad un insediamento umano. Così, il team guidato da Patrick Nunn, del Centro Australiano di ricerca sulle Isole del Pacifico dell’Università di Sunshine Coast, ha formulato la sua ipotesi e l’ha condivisa con il mondo intero sulla rivista Geoarchaeology.

Una scoperta sensazionale

Granchio delle mangrovie
Photo by Jurgens Potgieter – Shutterstock

La scoperta ha un enorme valore scientifico, e insegna molto sia sulla storia dell’uomo che sulla sua convivenza con la natura circostante. Gli scienziati, infatti, sono convinti che chi ha lasciato dietro di sé tutti quegli scarti, non abitasse stabilmente lì, ma venisse solamente per la lavorazione dei molluschi, in quanto non ci sono altri lasciti umani. Si trattava, quindi, di una sorta di fabbrica in cui si preparava il cibo per poi trasportarlo in contenitori di ceramica verso altre zone dell’isola di Vanua Levu, e che non è durata per troppo tempo.

Dal punto di vista ambientale, la scoperta dei granchi ci racconta come sin dai tempi più antichi l’uomo ha sfruttato gli ecosistemi senza curarsi di preservarli e mantenerli in salute. Più di 1.000 anni fa attraverso lo scarto di molluschi e l’abbandono di ceramica magari danneggiata o inutilizzata; oggi attraverso l’utilizzo estremo di qualsiasi risorsa la Terra abbia da offrire:

Nelle Fiji esiste un’isola costruita da migliaia di conchiglie: ha oltre 1.200 anni: foto e immagini