WWF, nuovo allarme per la foresta Amazzonica
Il WWF lancia un nuovo allarme per la foresta Amazzonica. Gli attuali flussi di distruzione se continuati potrebbero inficiare definitivamente le condizioni climatiche per la sussistenza della immensa foresta tropicale, come dello stesso pianeta.

La foresta amazzonica è il polmone verde del pianeta, una considerazione che ha trovato conferma e validità scientifica nel secolo scorso. Tra gli anni 70′ e 90′ il focus ecologico ha infatti vagliato l’importanza che riveste questo luogo per la salvaguardia e la difesa della nostra esistenza. La più grande foresta pluviale del Mondo, infatti abbraccia ben nove paesi come Perù, Brasile, Colombia, Venezuela, Bolivia ed Ecuador. Un sito straordinario per la sua naturalezza e biodiversità quasi inestimata, eppure tra i più a rischio della Terra.
Una minaccia sempre meno fantasma, dovuta all’aumento nell’ultimo lustro del fenomeno della deforestazione a cui proprio le principali nazioni sopra menzionate hanno dato vita ad uno sfruttamento intensivo e indefesso. Un fattore, quello della deforestazione che diventa endemico a macchia d’olio anche a causa dell’estrazione di risorse minerarie e carbonfossili vigenti nell’area. A rilanciare stavolta l’allarme sul rischio di perdite irreversibili per l’area della foresta amazzonica e che in vista della morsa dei cambiamenti climatici è stato il WWF.
SOS AMAZZONIA! Nuovo reportage WWF

Arriva dall’ente da sempre in prima linea per la difesa della biodiversità e della natura il nuovo grido di dolore della foresta amazzonica. WWF rende noto come a causa della deforestazione di amplissime parti dei suoi 6,7 milioni di km2. Un fenomeno con conseguenze larghe per quel che concerne anche le sue risorse idriche. Infatti oltre il 15 % d’acqua dolce viene condotta dai suoi corsi, per il benessere del continente americano e degli oceani della Terra. La deforestazione attualmente ancora in atto in modo barbarico e furente, come dall’anno 2020 sta arrecando conseguenze e cambiamenti dove alcun intervento potrebbe portare benefici.
Lo sfruttamento intensivo dell’agricoltura e degli allevamenti ha arrecato una fervida impennata di fattori come la desertificazione a cui si affiancano elementi esterni vari. Tra questi si segnalano gli incendi che soprattutto nel 2024 hanno colpito fortemente l’area amazzonica della Bolivia, distruggendo 6.5 milioni di ettari. A questo fa da riscontro anche un drastico aumento delle temperature medie, a cui si affianca la pressante siccità che ha portato all’allargamento di zone a vocazione agricola.
Ma le conseguenze non sono circoscritte al Nuovo Mondo. Le perdite della foresta amazzonica si estendono, avendo le prime ripercussioni climatiche e ambientali proprio sulle temperature e i fenomeni climatici degli States e l’oceano Pacifico.
Tantissimi sono gli studi, come ricorda il WWF che certificano e fanno leva sul ruolo delle perdite sul riscaldamento globale. Si calcola infatti che proseguendo con gli esiti disastrosi combinati nell’area della foresta pluviale amazzonica comporterebbe la scomparsa definitiva delle attuali condizioni climatiche e ardue possibilità di sopravvivenza della foresta tropicale. Gli scienziati fanno presente che tra due decenni l’Amazzonia, continuando questo drammatico itinerario diventerebbe un deserto, smarrendo quel lato selvatico e ricco di biodiversità.
WWF: foto e immagini