Mobilità urbana: Italia in notevole ritardo rispetto agli altri Paesi europei

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Italia in enorme ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, per quanto riguarda la mobilità urbana. Legambiente: “C’è bisogno di nuovi investimenti in grado di trasformare le città”.

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L’Italia è troppo ancorata al trasporto su gomma e appare in forte ritardo nello sviluppare forme di mobilità più rapide e sostenibili rispetto ad altri Paesi europei . E’ questo, in sintesi, il quadro desolante delineato dall’ultimo rapporto “Pendolaria – Speciale aree urbane”, realizzato da Legambiente.

Mobilità urbana: Italia in enorme ritardo rispetto agli altri Paesi europei

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I numeri parlano chiaro: in Italia ci sono 666 automobili ogni mille abitanti, il 30% in più rispetto alla media di Francia, Germania e Spagna. Tradotto in parole povere, tante auto equivalgono a molto traffico che, a sua volta, significa un livello elevato di smog che si traduce in un pericolo rilevante per la salute umana. Secondo le stime diffuse recentemente dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), il Belpaese, con circa 80mila decessi prematuri all’anno, detiene il record di morti premature in Europa dovute all’inquinamento atmosferico

Una vera e propria catastrofe sulla quale incombe l’immobilismo della politica. Il report di Legambiente evidenzia infatti la totale mancanza di investimenti per quanto riguarda reti di trasporto pubblico veloci e capillari. In Italia, infatti, la lunghezza totale delle linee di metropolitane si ferma a poco meno di 256 km totali, mentre nel Regno Unito è pari a 680,4 km, in Germania a 656,5 km e in Spagna a 615,6 km.

In pratica l’Italia può reggere il confronto non con le altre nazioni, ma soltanto con alcune città europee come Madrid e Parigi, dove la lunghezza totale di km di metropolitane equivale rispettivamente a 291,3 km e a 225,2 km.

Situazione analoga per quanto riguarda il sistema di trasporto urbano mediante tram: i 397,4 km di tranvie italiane sono praticamente imparagonabili agli 875 km presenti in Francia e, soprattutto, ai 2.042,9 km della Germania. Stesso discorso per le ferrovie suburbane, dove la rete totale del Belpaese. ferma a 740,6 km, fa registrare un altro ritardo enorme rispetto ai 2.041,3 km tedeschi, ai 1.817,3 km del Regno Unito e ai 1.442,7 km della Spagna.

Restringendo il campo di analisi, Roma risulta essere la peggiore città europea in termini di dotazione di binari di metro, con 1,43 km ogni 100mila abitanti, mentre Londra “possiede” 4,93 km, Madrid 4,48 e Berlino 4,28.

Gli eventi meteo estremi causano danni e interruzioni

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Nel corso del 2023 non è stato inaugurato nemmeno un chilometro di nuove tranvie e l’apertura di un nuovo tratto della linea M4 a Milano rappresenta l’unica novità alla voce “metropolitane”. Dati che assumono caratteristiche ancora più sconfortanti guardando a quanto accaduto negli ultimi anni:  dal 2016 al 2023 sono stati realizzati appena 11 km di tranvie e 14,2 di metropolitane, con una media annua rispettivamente di 1,375 km e 1,775 km.

Il rapporto sottolinea inoltre l’impatto degli eventi meteo estremi, collegati al cambiamento climatico, sulle infrastrutture del trasporto pubblico. Tra i comuni più colpiti spicca di nuovo Roma dove, dal 2010 al 2023, sono avvenuti ben 34 eventi che hanno causato danni alle infrastrutture di trasporto pubblico o interruzioni al servizio, quasi sempre connessi a piogge intense e allagamenti. Ma tra le cause di danni e interruzioni ci sono anche frane, temperature record e forti raffiche di vento. Dal punto di vista economico si stima che, in mancanza di misure adeguate, il danno complessivo, diretto e indiretto, potrebbe raggiungere un valore tra lo 0,33% e lo 0,55% del PIL italiano entro il 2050.

Per far si che l’Italia riesca a colmare il gap siderale nei confronti degli altri Paesi europei, Legambiente sostiene la necessità di investire in maniera massiccia , soprattutto considerando che, nella legge di Bilancio 2024, per la prima volta dal 2017:

Non sono previsti fondi né per il trasporto rapido di massa, il cui fondo è stato definanziato, né per la ciclabilità e la mobilità dolce, né per il rifinanziamento del fondo destinato alla copertura del caro materiali per i progetti finanziati, in via di realizzazione e neanche per il fondo di progettazione, con gravi conseguenze sui lavori.

Mobilità urbana, Italia in enorme ritardo: foto e immagini