Milano-Cortina 2026 sotto accusa: gli scienziati lanciano l’allarme

Autore:
Erika Fameli
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Gli scienziati lanciano l’allarme circa l’impatto climatico delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: i Giochi Olimpici rischiano di distruggere le piste da sci e rappresentano una minaccia per l’ambiente a causa di emissioni e surriscaldamento. Ecco l’impatto che possono avere, e non solamente sull’Italia.

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Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 stanno per iniziare, e se da un lato il fermento è alle stelle per l’attenzione mediatica e il ritorno economico e turistico che può portare all’Italia, dall’altra si teme per le sorti dell’ecosistema montano. I Giochi olimpici, infatti, rischiano di peggiorare la già precaria situazione delle piste alpine: questo è l’allarme che lancia il nuovo rapporto di Scientists for Global Responsibility e del New Weather Institute.

Il problema non riguarda unicamente l’Italia, ma anche le altre nazioni che hanno ospitato e che ospiteranno i prossimi giochi invernali, poichè per la loro realizzazione si perdono stazioni sciistiche, aumenta il surriscaldamento e c’è un incremento notevole delle emissioni. Ecco i rischi e le conseguenze delle Olimpiadi sull’ambiente: dati tutt’altro che positivi.

L’impatto climatico delle Olimpiadi

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Il report Olympics Torched, realizzato da Scientists for Global Responsibility e dal New Weather Institute analizza l’impatto ambientale che i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (in partenza il prossimo 6 febbraio) avranno sulle montagne che li ospitano. Allestire il palcoscenico olimpico comporta una serie di azioni che inevitabilmente si ripercuotono sull’ambiente, tra cui:

  • un aumento delle emissioni di CO2,
  • un surriscaldamento più rapido e concentrato;
  • scioglimento delle nevi e dei ghiacci;
  • chiusura delle stazioni sciistiche;
  • meno piste a disposizione dei turisti.

L’Italia ha chiuso 265 stazioni sciistiche per far spazio alle Olimpiadi, soluzione che avrà un importante impatto economico anche sulle località che con esse sopravvivevano, ma il danno va ben oltre questo. Le Olimpiadi, infatti, promuovono sport invernali e vacanze in montagna, contribuendo però alla loro distruzione: le previsioni parlano di 930.000 tonnellate di emissioni, di cui quasi la metà solamente per gli spostamenti degli spettatori.

Un problema da non sottovalutare

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Si tratta di una problematica tutt’altro che innocua, poiché va ad intaccare un ecosistema già fragile, che anno dopo anno fa sempre più affidamento sulla neve artificiale e che, proprio per le Olimpiadi, ne sta facendo un uso sempre maggiore. I giochi, quindi, contribuiscono alla progressiva scomparsa della neve di cui hanno bisogno per sopravvivere: un circolo vizioso dall’impatto pari a 5,5 kmq di copertura nevosa in meno.

Inoltre, un altro paradosso che il report evidenzia è la sponsorizzazione dell’evento da parte di aziende ad alta intensità di carbonio e che, se queste fossero rimpiazzate da partner low-carbon, si riuscirebbe a salvare 1,4 milioni di tonnellate di CO2 senza alcun impatto sui fondi per i Giochi. In un momento storico in cui la neutralità carbonica è un obiettivo da raggiungere a tutti i costi (secondo gli Accordi di Parigi, e il buon senso), scelte di questo tipo stanno facendo discutere, e non poco. Molti atleti, infatti, lamentano proprio la discrepanza tra le scelte fatte dal Comitato organizzatore e l’etica stessa dei Giochi, poiché appare come un controsenso promuovere un evento che nasce e si fonda sulla natura, sull’ambiente e sulla neve, attraverso comportamenti che portano alla sua distruzione e tramite fondi provenienti da aziende che utilizzano ancora i combustibili fossili in enormi quantità.

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