Mediterraneo, rischio tsunami: livelli mai visti prima

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Nei prossimi 50 anni, l’aumento del livello del mare potrebbe accrescere fino al 30% il rischio di tsunami nel Mediterraneo, un fenomeno destinato a colpire le coste più densamente popolate al mondo.

Mar, Mediterraneo
Photo by Renan_Brun – Pixabay

Due recenti studi, pubblicati sulla rivista Scientific Reports e nel volume edito da Elsevier, hanno messo in luce i pericoli legati al riscaldamento globale. La ricerca è stata condotta dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che hanno analizzato l’effetto dell’innalzamento del livello del mare, combinato con i movimenti geologici costieri. Questo fenomeno potrebbe incrementare la gravità dei maremoti per le oltre 150 milioni di persone che vivono lungo le coste del Mediterraneo, una delle regioni più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

L’innalzamento dei mari e la sua accelerazione

I modelli di previsione sviluppati nei progetti europei Savemedcoasts2 e TSUMAPS-NEAM, coordinati dall’Ingv, hanno mostrato che l’innalzamento del mare è quantificabile in circa 4 millimetri l’anno. Tuttavia, le proiezioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) indicano che questo fenomeno accelererà nei prossimi decenni, con un possibile innalzamento di 1,1 metri entro la fine del secolo. Ciò potrebbe amplificare i rischi per le coste mediterranee, in particolare per aree come la Sicilia orientale, il delta del Po e le coste del Nord Africa, dove l’impatto di un maremoto futuro potrebbe essere molto più grave rispetto a oggi.

L’origine degli tsunami: non solo il cambiamento climatico

Anche se il cambiamento climatico non è la causa diretta degli tsunami, esso ne potenzia le conseguenze. Gli tsunami sono causati dall’improvviso spostamento di grandi masse d’acqua a seguito di terremoti, eruzioni vulcaniche o frane. Il Mediterraneo è una delle aree più sismiche al mondo, e i ricercatori avvertono che le forze sismiche potrebbero causare maremoti sempre più devastanti, come quello che nel 1908 colpì Messina e Reggio Calabria, con gravi danni e vittime.

Un altro aspetto importante è l’integrazione dei movimenti verticali del suolo, come la subsidenza, che amplificano gli effetti dell’innalzamento del mare. Lo stesso Ingv sottolinea che l’accelerazione del processo di innalzamento marino combinato con il progressivo abbassamento del suolo rende alcune zone costiere particolarmente vulnerabili. La ricerca fornisce strumenti nuovi per valutare il rischio tsunami, considerando sia i cambiamenti climatici che i fenomeni geologici.

Tsunami
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I ricercatori non suggeriscono soluzioni immediate, se non l’importanza di intervenire sul cambiamento climatico. Le opere costiere che potrebbero attenuare gli effetti di un maremoto sono palliativi e non risolvono il problema, dato che l’innalzamento dei mari è un fenomeno globale. Solo un’azione concreta contro il riscaldamento globale potrà ridurre i rischi per il futuro.

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