Sale il livello del Mediterraneo: a rischio diverse aree costiere italiane
L’innalzamento del mar Mediterraneo procede a velocità elevatissima mettendo a rischio la sopravvivenza di diverse aree costiere italiane e non solo.

A causa del cambiamento climatico il livello del mar Mediterraneo si sta innalzando a passo di record. E’ questa la notizia preoccupante che arriva direttamente da uno studio realizzato in collaborazione da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università olandese di Radboud.
Sale il livello del Mediterraneo: a rischio diverse aree costiere italiane

Nel dettaglio, gli studiosi ritengono che il livello del mare si stia innalzando a una velocità che supera di ben tre volte quella stimata finora. Un dato allarmante soprattutto per le innumerevoli aree costiere del Mediterraneo che rischiano di sparire in maniera definitiva.
La subsidenza del suolo gioca un ruolo chiave in questo drammatico scenario, come spiegato da Marco Anzidei e Antonio Vecchio, principali autori della ricerca insieme a Enrico Serpelloni:
La subsidenza, cioè il lento movimento verso il basso del suolo dovuto a cause naturali o antropiche, ha un ruolo cruciale nell’accelerare l’aumento del livello del mare lungo le coste, innescato dal riscaldamento globale a partire dal 1880. Le nostre analisi mostrano che, proprio a causa della subsidenza, in alcune zone del Mediterraneo il livello del mare sta aumentando a una velocità quasi tripla rispetto alle zone stabili.
Oltre all’innalzamento del mare alcune aree costiere risultano minacciate dell’insieme di altri processi geologici e geodinamici collegati ai terremoti:
La regione mediterranea è il risultato dell’evoluzione della convergenza tra la placche africana ed euroasiatica attraverso un confine est-ovest attivo fin dal tardo Cretaceo. Queste placche si stanno ancora scontrando a una velocità di pochi millimetri all’anno e la sismicità della regione è caratterizzata da fasce sismiche ben definite
sottolineano ancora gli studiosi.
Agire in maniera concreta per supportare le popolazioni

Per calcolare la velocità di spostamento del suolo, i ricercatori hanno utilizzato i dati provenienti dalle varie stazioni geodetiche satellitari GNSS poste entro 5 km dal mare. Dai risultati sono emerse proiezioni estremamente preoccupanti, in un arco temporale che arriva fino al 2150. Una situazione complessa che mette in pericolo diverse zone costiere italiane. Grazie a questo studio è stato infatti possibile:
Identificare le zone costiere del Mediterraneo più esposte alle inondazioni nei prossimi decenni. Queste corrispondono ad aree poco elevate, dove l’esposizione alle inondazioni aumenta quanto più bassa è la loro elevazione sul livello medio del mare. Molte di queste aree sono interessate da subsidenza del terreno, erosione costiera e pressione antropica che accelerano il processo di inondazione, esponendole a un crescente rischio costiero nei prossimi decenni, compresi i siti del patrimonio culturale.
In particolare, in Paesi come Egitto, Italia e Francia, i delta fluviali del Nilo, del Po e del Rodano, sono soggetti ad elevati tassi di subsidenza del terreno, causati da un mix composto da processi naturali e antropici. Fattori che determinano un elevato rischio di inondazioni.
In Italia le aree costiere più a rischio sono localizzate in Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Puglia settentrionale, per quanto riguarda il versante adriatico, e in Toscana, Lazio e in parte della Sardegna per quello tirrenico.
Nelle aree risultate più a rischio ci saranno maggiori impatti sull’ambiente, sulle attività umane e sulle infrastrutture. È quindi necessario intraprendere azioni concrete a sostegno delle popolazioni costiere.
ha concluso il dottor Anzidei.