Maud Rise polynya: la scienza scopre cos’è il buco misterioso nell’Antartico

Autore:
Samantha Patente
  • Laureanda in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

Il buco formatosi in Antartide decenni  fa oggi ha un nome e la scienza ci spiega le sue origini. 

Antartide
Photo by Janvanbizar – Pixabay

Un gigantesco buco, che si espande per una grandezza pari alla superficie della Svizzera e che, ciclicamente, si apre e si chiude, senza un‘ apparente regolarità.

Scopriamo insieme i segreti del fenomeno della polynya di Maud Rise, la misteriosa voragine che interessa l’Antartide da decenni. 

Il fenomeno della polynya di Maud Rise 

Polynya è la parola russa che definisce questa tipologia di fenomeno, che normalmente si verifica in prossimità della costa, ma che questa volta si è sviluppato in mare aperto.

Maud Rise è il nome dell’altopiano oceanico nei pressi del quale si è creata la voragine.

Ripercorriamo insieme l’evoluzione di questo particolarissimo fenomeno che ha affascinato gli scienziati di tutto il mondo.

Una storia lunga decenni

Nel 1970 viene osservata per la prima volta la polynya di Maud Rise. Ricompare durante gli inverni del 1974-1976, portando gli studiosi a pensare che fosse un evento annuale.

Il fenomeno caratterizza anche i decenni successivi, solo sporadicamente, fino a quando, nel 2017, gli oceanografi assistono ad enormi aperture di ghiaccio proprio sopra il Maud Rise, il rilievo sottomarino situato nel Mare di Lazarev, parte dell’Oceano Meridionale.

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Lo studio pubblicato su Science Advances

Un’équipe di scienziati della University of Southampton, guidata dalla ricercatrice Aditya Narayanan, afferma  di aver risolto il mistero e di aver compreso i processi fisici che causano la formazione della polynya.

La squadra ha monitorato e studiato quanto accaduto nel periodo intercorso tra il 2016 ed il 2017, ovvero quando il buco ha raggiunto dimensioni incredibili, di circa 80 mila Km quadrati.

L’indagine si è basata su un’ampia gamma di fonti di dati, sia dirette che indirette, e più precisamente:

  • dati ottenuti da osservazioni sul campo;
  • dati raccolti dai dispositivi applicati su particolari specie mammifere marine;
  • osservazioni satellitari;
  • osservazioni ottenute attraverso da un modello computazionale che mappa lo stato dell’oceano.

Le possibili cause

Mare Antartide
Photo by Dr_Flash

Nel 2016 e 2017, l’intensificazione delle correnti nel Mare di Weddell ha causato un forte upwelling, portando acque profonde, calde e salate in superficie. Questo processo ha, non solo sciolto parte del ghiaccio marino, ma anche formato la vastissima polynya.

L’upwelling, responsabile anche della potenziale estinzione di alcuni pesci marini, non è l’unica spiegazione plausibile.

Questo perché la fusione del ghiaccio dovrebbe anche raffreddare l’acqua superficiale, limitando ulteriori mescolanze.

Fabien Roquet, co-autore dello studio, ha dichiarato che:

Lo scioglimento del ghiaccio marino porta anche a un abbassamento della temperatura delle acque superficiali che, a sua volta, dovrebbe interrompere il rimescolamento.

Deve quindi avvenire un altro processo affinché la polynya possa persistere. Deve esserci un ulteriore apporto di sale da qualche parte.

Il trasporto di Ekman

Alla base della formazione della polynya, risiede anche il trasporto di Ekman, ovvero un meccanismo che sposta in superficie la salinità accumulata sopra il Maud Rise rafforzando ulteriormente il processo di upwelling e contribuendo così alla formazione del buco.

La scoperta della polynya di Maud Rise e delle sue origini illumina un interessante capitolo della scienza e dello studio della regione antartica, mostrandoci come dinamiche oceaniche complesse possano influenzare l’intero Pianeta.

Uno studio, quello dei ricercatori guidati dalla Narayanan, che aiuta a risolvere un interessante mistero offrendo spunti di riflessione e nuove domande sull’impatto ambientale e climatico globale.

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