Mar Mediterraneo, tra le aree più inquinate al mondo
In occasione della Conferenza dell’Onu sul clima a Baku, emerge un nuovo SOS per il Mar Mediterraneo: secondo il rapporto scientifico, il suo livello si alzerà fino a 1 metro entro la fine del secolo, con un aumento di temperature e inondazioni.

Gli scienziati del MedECC (Mediterranean Experts on Climate and environmental Change) hanno pubblicato un nuovo studio sui rischi del Mar Mediterraneo, evidenziano prospettive davvero drammatiche. Il limite di 1,5° imposto dagli Accordi di Parigi è stato superato già nel 2020 ed entro la fine di questo secolo potrebbe sfiorare i 2,9°. Non solo, perché il suo livello si alza di circa 2,8 millimetri l’anno, cioè il doppio rispetto alla media del XX secolo.
A rischio le principali spiagge italiane
Il trend riportato è destinato a crescere con un ritmo incalzante, che dipende ovviamente dalle future emissioni di gas serra. E più il livello del mare si innalza, più aumenta il rischio di inondazioni per numerose località italiane: si cita Venezia, per esempio, seguita dalle spiagge sia del nord-est, sia del sud Italia (queste ultime potrebbero addirittura scomparire).
A sottolineare la criticità della situazione, ormai irreversibile per i prossimi secoli (se non millenni) è Piero Lionello, professore ordinario di Oceanografia e Scienze dell’Atmosfera presso l’Università del Salento e presidente della rete MedCLIVAR:
Il livello del mare è un’enorme inerzia. Non si può arrestarlo o contrastarlo velocemente. Anche se noi riducessimo velocemente le emissioni ormai continuerebbe ad aumentare per l’inerzia termica degli oceani che continuano ad assorbire calore, quindi ad espandersi. Ci sono scenari, cosiddetti “improbabili ma plausibili”, che parlano di 15 metri di innalzamento entro il 2300.
Secondo le previsioni, a un calo delle precipitazioni corrisponderà un aumento delle forti piogge su alcune zone settentrionali, Italia compresa. In particolare, la costa mediterranea rientra tra le regioni del mondo a più alto rischio inondazioni ed è probabile che la frequenza degli eventi estremi aumenti del 10% entro il 2050 e del 22% entro il 2100.
Da non dimenticare l’inquinamento da plastica
Per non farsi mancare niente, poi, il Mar Mediterraneo è tra le zone più inquinate dalla plastica in tutto il mondo. Nel rapporto, infatti, si legge che “la plastica galleggiante si accumula si accumula lungo le sue coste a causa delle attività umane e della circolazione marina. La plastica rappresenta fino all’82% dei rifiuti osservati, il 95-100% dei totale dei rifiuti marini galleggianti e oltre il 50% dei rifiuti marini dei fondali marini nel Mediterraneo”.
Non solo, perché le attività umane hanno anche incrementato la concentrazione di metalli pesanti come piombo, mercurio e cadmio soprattutto a nord, centro e sud-est del bacino del Mediterraneo, coinvolgendo anche il Mar Adriatico.

Prospettive sempre più buie e drammatiche che, si spera, vedano la luce in occasione di questa lunga, dibattuta e accesissima Conferenza dell’Onu sul clima a Baku.