Lombardia, gli allevamenti contribuiscono all’inquinamento dell’aria
Da una ricerca compiuta dal Centro EuroMediterraneo in collaborazione con Legambiente Lombardia è emerso che gli allevamenti intensivi aumentano le concentrazioni di PM10

Un terzo delle polveri sottili che invadono l’aria della Pianura Padana deriva dagli allevamenti. A rivelare questa nuova evidenza sull’impatto della zootecnia intensiva sulla qualità dell’aria è l’ultima ricerca compiuta dal Centro EuroMediterraneo sul cambiamento climatico, realizzata insieme a Legambiente Lombardia.
La qualità dell’aria in Lombardia è sempre peggiore
La ricerca, intitolata “Impacts of agriculture on Pm10 pollution and human health in the Lombardy region in Italy” e pubblicata sulla rivista scientifica “Frontiers in environmental sciences”, analizza nello specifico l’impatto dell’agricoltura sull’inquinamento atmosferico da PM10, con un focus sul ruolo svolto dall’agricoltura intensiva anche sulla salute pubblica.
Ecco le dichiarazioni di Stefania Renna, ricercatrice presso il Cmcc, dottoranda al Politecnico di Milano e guida dello studio:
Abbiamo dimostrato che lo spargimento di letame in Lombardia contribuisce al deterioramento della qualità dell’aria in inverno, poiché viene rilasciata ammoniaca nell’atmosfera.
In pratica, gli abitanti di Milano e delle altre città lombarde non respirano solo fuliggini da combustione e polveri derivanti da freni e pneumatici, ma anche cristalli microscopici di sali ammoniacali. Il più importante, nonché presente in maggiori concentrazioni, è il nitrato di ammonio, prodotto dalla combinazione tra ammoniaca e ossidi di azoto (NOx) liberati, in particolare, dai motori diesel.
Questo particolato solido si forma solo e soltanto nei mesi più freddi e, unitamente ai fenomeni climatici di ristagno dell’aria nella conca padana, spiega come mai in estate i livelli di polveri sottili nell’aria siano mediamente più bassi e tendenzialmente meno preoccupanti.
Allevamento e smog principali cause di inquinamento
La combinazione, quindi, tra gli allevamenti intensivi e lo smog provocato dal traffico cittadino non fanno altro che rendere l’aria lombarda irrespirabile. Un’ulteriore spiegazione proviene dalle parole di Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia e co-autore della ricerca:
L’inquinamento dell’aria in Pianura Padana è esito di una fortissima concentrazione di fonti emissive entro uno spazio geografico circoscritto e, tra queste, quella legata agli allevamenti intensivi non è affatto secondaria. Molto è stato fatto per ridurre le emissioni di diversi settori produttivi, mentre gli sforzi restano insufficienti nel settore zootecnico, con l’aggravante, soprattutto per la Lombardia, di una intensità di allevamento che si colloca ai vertici europei, nel confronto con tutte le altre regioni.
I dati riferiti alla sola regione Lombardia, infatti, attestano che negli ultimi 20 anni le emissioni di ammoniaca provenienti da fonte agricola si siano ridotte del solo 7%, mentre quelle derivanti da altri inquinanti si sono pressoché dimezzate.

É chiaro, quindi, che se non si interviene sull’agricoltura padana è altamente improbabile che la qualità dell’aria possa migliorare. Una soluzione potrebbe prevedere la riduzione del numero di animali allevati, compresa in un progetto più ampio di transizione ecologica dell’economia locale.
Al momento, però, non è previsto alcun intervento in tal senso: gli allevamenti intensivi rimangono lì dove sono e l’aria della Lombardia peggiora di giorno in giorno, tanto che la situazione è drammaticamente da bollino rosso.