L’inquinamento atmosferico allontana gli insetti impollinatori
L’inquinamento atmosferico annulla il profumo dei fiori, impedendo agli insetti impollinatori le loro attività notturne. La sopravvivenza umana è seriamente a rischio.

Forse non tutti lo sanno, ma gli esseri umani possono vivere sulla Terra anche e soprattutto grazie all’attività svolta dagli insetti impollinatori. Il fatto che circa tre quarti delle oltre 240mila specie di piante da fiori esistenti al mondo e di circa il 35% delle colture alimentari possano riprodursi dipende, infatti, proprio dal loro lavoro costante e quotidiano.
Peccato però, che l’inquinamento atmosferico non stia risparmiando nemmeno questi poveri animali.
Le falene tra gli insetti più colpiti
Tra cambiamento climatico e inquinamento atmosferico, più di 70 specie di insetti impollinatori sono altamente minacciate o, addirittura, a rischio di estinzione. E a prescindere dagli effetti sulla loro sopravvivenza, un recente studio pubblicato su Science dimostra che alcuni agenti inquinanti, come i radicali dei nitrati (NO3) influiscono sulle capacità olfattive di alcuni insetti impollinatori, in particolare delle falene.
In realtà, secondo quanto rilevato dagli autori della ricerca, i radicali dei nitrati (NO3) andrebbero a degradare una classe di molecole odorose, i monoterpeni, che attirano le falene caratterizzando il profumo di alcuni fiori.
Tra questi, rientra l’enotera pallida (Oenothera pallida), un fiori selvatico che cresce nelle zone aride dell’ovest degli Stati Uniti, il cui profumo è conosciuto proprio per la sua capacità di attirare vari impollinatori notturni, falene comprese.
I ricercatori hanno riscontrato che le sostanze chimiche che caratterizzano il profumo di questa pianta una volta a contatto con l’NO3 si degradano. Ciò significa che gli insetti impollinatori come le falene non riescono a individuare i fiori e, quindi, a svolgere la loro attività.
Non solo, perché gli studiosi hanno poi analizzato gli effetti che l’NO3 ha su due specie di falene in particolare, la Hyles lineata e la Manduca sexta: entrambe sono state in grado di localizzare le piante solo quando a essere rilasciate erano soltanto le molecole che ne caratterizzano il profumo. Aggiungendo, invece, piccole quantità di NO3 – che si trovano in qualsiasi ambiente urbano notturno – la Manduca sexta ha dimezzato le sue capacità ricettive, mentre la Hyles lineata le ha completamente perse.
Addio al profumo dei fiori
Altri studi simili hanno confermato lo stesso; anzi, in alcuni casi è stato dimostrato che le visite delle falene ai fiori possono ridursi anche del 70% quando il profumo viene intaccato dalla presenza di NO3.

Quest’ultimo, infatti, riduce la “portata” di un fiore, cioè la distanza che il suo profumo può percorrere in modo da attirare l’impollinatore. E questa conseguenza è più evidente durante la notte, probabilmente perché l’NO3 si degrada in presenza dei raggi UV solari, perdendo potenza durante il giorno.
Infine, combinando una serie di fattori tipici sia del cambiamento climatico, sia dell’inquinamento atmosferico, i ricercatori sono riusciti anche a individuare alcune zone della terra maggiormente esposte a questo fenomeno: si tratta di Nord America occidentale, Medio Oriente, gran parte dell’Europa, Africa meridionale e Asia centrale e meridionale.