La rinascita del Lago d’Orta: il liming ha salvato l’ecosistema
La rinascita del Lago d’Orta rappresenta un simbolo di speranza per gli ecosistemi contaminati, e segna un cammino da seguire per bonificare aree che si davano per spacciate. A salvare il Lago e le sue acque è stato il liming: ecco la sua incredibile storia.
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Negli anni ‘70 il Lago d’Orta, specchio d’acqua in provincia di Novara e incastonato tra le splendide montagne piemontesi, era così inquinato da aver ricevuto la definizione di biologicamente morto. A causare per decenni sversamenti nocivi nelle acque del lago era stata un’industria tessile tedesca che a Gozzano produceva filo sintetico. Gli sversamenti nelle acque del lago hanno compromesso il suo ecosistema, tanto che, come descriveva Eugenio Montale sul Corriere della Sera nel 1975:
E’ strana l’angoscia che si prova in questa deserta proda sabbiosa erbosa…dove neppure un’anguella tenta di sopravvivere.
Oggi invece, il Lago è un vero e proprio simbolo di rinascita, esempio tra i più riconosciuti di recupero dell’ecosistema e meta turistica di straordinaria bellezza. Ecco cosa lo ha salvato.
La rinascita del Lago d’Orta

Dopo decenni di inquinamento, e altrettanti decenni di tentativi per far coesistere lo sviluppo industriale con la salvaguardia ambientale, oggi il Lago d’Orta ha acque limpide ed è totalmente rinato. La sua bonifica è una delle più studiate e riconosciute dagli scienziati che si occupano di ambiente: il bacino è passato dalla quasi totale assenza di vita dalle sue acque ad un ecosistema ricco e vitale. La persona che diede il via a questa trasformazione fu Rina Monti, scienziata pioniera della limnologia alpina e prima donna ad ottenere una cattedra universitaria nel Regno d’Italia. Monti individuò nel rame la causa di morte del plancton, e raccolse una quantità enorme di campioni, che successivamente gli scienziati utilizzarono per catalogare l’andamento dell’inquinamento.
Negli anni ‘90, poi, l’Istituto idrogeologico di Pallanza individua il liming, una soluzione innovativa che, tramite l’immissione di carbonato di calcio nell’acqua lacustre, era in grado di riportare l’acidità idrica a valori normali. Fino ad allora questa tecnica era stata applicata solamente in piccoli bacini d’acqua, ma grazie alla costruzione di chiatte attrezzate con vasche per lo stoccaggio e la miscelazione delle sostanze chimiche, il lago è guarito in tempi sorprendentemente veloci e sono comparsi tutti i pesci che c’erano prima dell’inquinamento.
Dall’inquinamento all’overtourism

Oggi la storia del Lago d’Orta si può ripercorrere all’EcoMuseum Cusius, dove si documentano tutte le tappe che dagli anni ‘20 del secolo scorso hanno portato fino ad oggi. Si tratta di un viaggio nella storia d’Italia, che parla di industrializzazione, ambiente, società, costume e classe operaia, e che spiega come mai, in quegli anni, la scelta tra uomo e pesci ha portato le comunità locali a non protestare per quello che veniva fatto al loro lago. Fortunatamente, però, oggi le cose sono molto diverse, e nel lago al posto di rame, solfato d’ammonio, nichel, zinco e cromo sono tornati:
- anguille,
- lucci,
- tinche
- persici reali
Superato il problema dell’inquinamento idrico, la sfida attuale si è spostata sull’overtourism. La comunità ha dato vita al Contratto del Lago di Cusio, un sistema che si occupa della gestione del territorio e che ha ricevuto le firme di 130 tra enti pubblici e privati, tra cui anche aziende storiche. L’obiettivo comune è mantenere un approccio sostenibile per creare un modello di sviluppo che non impatti sul territorio, e che non generi nuove crisi ambientali come quella del ‘900, ma che invece porti crescita economica ed effetti positivi a chi abita sul Lago e al Lago stesso.