La pesca tradizionale delle Isole Faroe: storia di una mattanza
La pesca tradizionale delle Isole Faroe è da tempo al centro della denuncia degli attivisti ambientalisti di Sea Shepherd, che riporta le numerose mattanze ripetute a breve distanza l’una dall’altra. Si tratta di un vero e proprio attacco ai grandi mammiferi marini, che anche le popolazioni locali iniziano a guardare di traverso, ma per cui il Governo non interviene ancora.

La vita dei delfini a largo delle Isole Faroe è messa costantemente a rischio da quella che è la pesca tradizionale del luogo, che da tempo immemore miete vittime in maniera incontrollata e cruenta. Proprio durante il trimestre estivo, gli attivisti ambientalisti di Sea Shepherd hanno denunciato diverse mattanze, in cui hanno perso la vita centinaia di esemplari di delfini, smuovendo le coscienze e sperando di ottenere un’azione contenitiva da parte dei governanti locali e della Danimarca, da cui le Isole Faroe sono dipendenti.
Una delle cacce più brutali si è verificata durante il mese di agosto, come spiega Valentina Crast, direttrice della campagna di Sea Shepherd:
la caccia alle balene globicefalo ha sterminato 53 delfini, tra cui 4 cuccioli, che si aggiungono ai 520 globicefali già uccisi nelle Isole Faroe quest’anno.
Ad allertare l’associazione, stavolta, sono stati i cittadini, anch’essi stufi della sanguinosa tecnica di pesca tradizionale chiamata grind.
La pesca tradizionale delle Isole Faroe

La pesca tradizionale delle Isole Faroe, infatti, è caratterizzata da una connotazione violenta e crudele, e consiste nello spingere le prede in acque poco profonde, dove è più facile catturarle. Una volta in trappola, i pescatori agiscono con coltelli e uncini, facendo soffrire enormemente gli animali. Nonostante si tratti di una tecnica antichissima, risalente addirittura ai vichinghi e documentata sin dalla prima metà del 1500, anche i cittadini locali sembrano iniziare a stancarsi della violenza con cui continua a mietere vittime, e sono stati proprio loro ad avvisare la Sea Shepherd, la quale ha documentato la caccia con video e foto terrificanti.
Si tratta di un massacro che non può essere nascosto dietro lo scudo della tradizione, ma che continua a perpetuarsi incontrastato dalle amministrazioni locali. Mediamente, infatti, ogni anno nelle Isole Faroe vengono sterminati 1.000 globicefali e un numero imprecisato di delfini, che nel 2021 ha superato le 1.400 unità. Se in passato gli animali fungevano da alimento principale per le popolazioni locali, oggi le autorità sanitarie ne sconsigliano l’assunzione a causa degli alti livelli di mercurio che apportano nell’organismo umano. Perché, quindi, continuare a cacciarli?
Un rischio per l’ecosistema

Questa pesca crudele e incontrollata è un rischio enorme per l’ecosistema marino e per la biodiversità delle Isole Faroe, poichè mette in pericolo non solo la vita dei singoli esemplari, ma la sopravvivenza di interi branchi, minando anche la biodiversità marina. A rappresentare il pericolo maggiore in questo senso è la caccia ai delfini dai denti obliqui, o ventre bianco. Per fermare questa carneficina, la Sea Shepherd ha lanciato nel 2021 la campagna Stop the Grind, con l’intento appunto di interrompere definitivamente questa tradizione.
Oggi a sostegno di questa campagna ci sono circa 8.000 membri tra:
- volontari,
- ong,
- popolazioni locali.
I delfini e le balene però, purtroppo, non sono a rischio solamente nelle Isole Faroe, ma in molte altre zone del mondo. Ne sono un esempio l’Islanda, dove il governo ha dato l’ok alla caccia alle balene fino al 2029, e Hong Kong, dove la strage di delfini rosa rischia di far estinguere questa specie.