Islanda: sì alla caccia alle balene fino al 2029

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

La speranza di salvare una volta per tutte le balena dalla caccia è svanita: l’Islanda rinnova l’autorizzazione fino al 2029, seppure con qualche restrizione.

Squalo balena
Autore: Domingo Trejo da Pixabay

A niente sono servite le lotte delle associazioni ambientaliste che, ormai da anni, si battono per porre fine alla caccia alle balene, un vero e proprio scempio che si protrae in Islanda da ormai troppo tempo. A porre fine anche all’ultimo barlume di speranza è stato il primo ministro, Bjarni Benediktsson, che ha rinnovato permessi e licenze per i prossimi 5 anni.

Niente pace per le balene

La scelta ha gettato letteralmente nello sconforto chi, come Sea Shepherd e altre associazioni ambientaliste locali, si è battuto fino all’ultimo per salvaguardare una specie tanto preziosa come quella delle balene. La loro caccia è attualmente attiva, oltre che in Islanda, in soli altri due Paesi: Norvegia e Giappone.

Stando a quanto deciso, le baleniere finora attive, Hvalur Hf e Tjaldtangi ehf, potranno continuare a cacciare rispettivamente le balenottere comuni e le balenottere minori nel periodo compreso tra giugno e settembre.

Non sono mancate, ovviamente, le polemiche politiche: la scelta di rinnovare le licenze è, infatti, stata presa dal governo con a capo Benediktsson, che ha recentemente perso le elezioni a favore dei socialdemocratici guidati da Kristrún Mjöll Frostadóttir.

Per ora sono stati concessi “solo” altri 5 anni, ma ciò che dovrebbe far riflettere è che questa decisione arriva in un momento in cui la caccia ai grandi cetacei è sotto i riflettori di tutto il mondo per via dell’arresto proprio del fondatore di Sea Shepherd, il capitano Paul Watson, strenuo difensore delle balene.

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Oltre mille balene uccise ogni anno

Secondo i dati riportati dalla Commissione baleniera internazionale (IWC), ogni anno vengono uccise circa 1200 balene da Norvegia, Islanda e Giappone, i 3 Paesi che portano ancora avanti questa pratica, nonostante alcune specie (come le balenottere) siano considerate “vulnerabili” dalla IUNC (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

Ancora oggi, la questione della caccia ai cetacei è molto dibattuta in Islanda, perché si tratta di una pratica legata alla tradizione e con origini molto antiche. L’anno scorso, un sondaggio ha riportato che il 51% degli islandesi è contrario e proprio su questo si è basata la lotta delle associazioni ambientaliste, che non hanno mai smesso di lottare per porre fine a ciò che loro definiscono “un mancato rispetto per la democrazia”.

Balena
Photo by Fitschen – Pixabay

Le specie animali a rischio in tutto il mondo sono davvero tantissime e la lista si fa sempre più lunga, per colpa tanto del cambiamento climatico quanto dell’uomo stesso. La nuova speranza è che prima o poi l’essere umano apra gli occhi e inizi davvero a prendersi cura dell’ambiente e a rispettare gli animali, arrivando così a proteggere pure se stesso.

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