La minaccia silenziosa dell’ozono troposferico: è pericolosissimo

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Erika Fameli
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La minaccia silenziosa dell’ozono troposferico mette in pericolo salute umana, raccolti e ambiente, ma nessuno ne parla. Ecco cos’è, come agisce e perchè gli esperti lo ritengono una minaccia serissima per l’Europa, soprattutto in questa estate caldissima che sta battendo tutti i record climatici.

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Ozono
Photo by geralt – Pixabay

L’Europa è stretta nella morsa di un caldo mai visto prima, tra ondate di calore, grandinate violente e temperature record. In questo scenario, che fa un gran rumore e genera un gran parlare, c’è però un attore silenzioso che agisce in sordina, e di cui nessuno conosce la reale pericolosità: l’. Gli esperti però, vogliono parlarne, e mettere in guardia circa un’anomalia che si sta riscontrando proprio in questo periodo sul territorio europeo.

Ecco di cosa si tratta e perchè questo inquinante che non si vede e non si sente sta mettendo in allarme gli studiosi di tutto il mondo.

La minaccia silenziosa dell’ozono troposferico

Nuvole
Photo by danfador – Pixabay

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’ozono troposferico non ha nulla a che fare con il buco dell’ozono di cui si parlava negli anni Novanta. Si tratta, invece, della stessa molecola che nella stratosfera forma lo strato di ozono e protegge la Terra dai raggi ultravioletti. Il problema arriva quando questa molecola si forma vicino al suolo, perchè si trasforma in un inquinante dannoso per:

  • salute,
  • ecosistemi,
  • agricoltura.

L’ozono troposferico non si vede, non si percepisce con l’olfatto e non lascia tracce evidenti, ma si accumula nell’aria e segue di pari passo l’aumento delle temperature. I dati del Servizio europeo Copernicus per il monitoraggio dell’atmosfera (CAMS) mostrano che quest’anno ci sono stati episodi di concentrazioni elevate in diverse aree d’Europa (Nord Italia incluso) già tra maggio e giugno, un periodo in anticipo di molto rispetto alla normalità. Si tratta di un’anomalia che sta mettendo in allarme gli esperti, e che Laurence Rouil (direttrice del Copernicus Atmosphere Monitoring Service dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecast) spiega così:

E’ un inquinante secondario: non viene emesso direttamente in atmosfera, ma si forma quando gli ossidi di azoto prodotti dal traffico e dai processi di combustione reagiscono con altri composti organici volatili sotto l’azione della luce solare e delle alte temperature, con concentrazioni che raggiungono il picco nelle ore pomeridiane.

I rischi per l’uomo e l’ecosistema

Aria
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I rischi dell’ozono troposferico sono tutt’altro che irrisori, soprattutto per la salute umana: irrita le vie respiratorie, peggiora l’asma e aggrava le patologie respiratorie croniche. Riguardo l’agricoltura, invece, l’ozono può ridurre le rese agricole, con conseguenze economiche per i Paesi europei, ed esistono impatti documentati anche sugli ecosistemi. Si tratta, quindi, di un inquinante che unisce cambiamento climatico, qualità dell’aria e sicurezza alimentare, e che non va affatto sottovalutato. Soprattutto se inizia a comparire già in tarda primavera, perchè aumenta la possibilità di altri picchi in piena estate. Il problema, poi, è che ridurne la concentrazione è molto difficile:

L’ozono ha una vita relativamente lunga nell’atmosfera. Questo significa che emissioni prodotte molto lontano possono contribuire alle concentrazioni osservate in un altro Paese. Per questo servono strategie coordinate almeno a livello europeo. La collaborazione internazionale è fondamentale. Quando l’ozono ha già iniziato a formarsi, è quasi troppo tardi per intervenire. La riduzione delle emissioni dei precursori dell’ozono deve essere anticipata di qualche giorno, sfruttando i sistemi di previsione disponibili. Tra le misure preventive che le autorità possono adottare c’è la limitazione temporanea delle emissioni degli ossidi di azoto prodotti dal traffico e dalle attività industriali.

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