Kabul senz’acqua entro il 2030: la prima città moderna

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Kabul senz’acqua entro il 2030: a lanciare l’allarme è il report dell’ONG Mercy Crops, nel quale si legge che la capitale dell’Afghanistan potrebbe essere la prima città moderna a rimanere totalmente senza risorse idriche. Urbanizzazione e surriscaldamento globale hanno abbassato di più di 30 metri i livelli idrici nelle falde acquifere in 10 anni.

Siccità
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Il cambiamento climatico sta portando squilibri sempre più forti al pianeta, con i ghiacciai che iniziano a sciogliersi e il meteo che cambia, cancellando le mezze stagioni e rendendo gli inverni sempre più miti. Le condizioni ambientali stanno mutando, e con loro la vita dell’uomo e delle comunità che abitano i territori più impervi. Soprattutto, però, stanno diminuendo le scorte di acqua.

Kabul questo lo sa bene, e a lanciare un allarme che la riguarda è un report della ONG Mercy Crops. Nel rapporto si legge che l’Afghanistan è il sesto paese più vulnerabile al cambiamento climatico al mondo, e che a causa della sua impreparazione ad affrontare questi mutamenti, Kabul rischia di diventare la prima città moderna a rimanere senz’acqua. Secondo Mercy Crops, la città potrebbe rimanere totalmente a secco entro il 2030.

Kabul senz’acqua entro il 2030

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Il report di Mercy Crops raffigura una situazione decisamente critica, in cui non è solamente il cambiamento climatico a provocare danni, ma in cui anche l’azione (o la non azione) dell’uomo gioca un ruolo più che importante. In particolare contribuiscono alla crisi:

  • la scarsa manutenzione dei sistemi idrici e di irrigazione;
  • la pessima gestione delle risorse sia economiche che ambientali;
  • l’urbanizzazione incontrollata;
  • la perforazione del suolo senza regole;
  • il conflitto con l’Iran per la gestione delle risorse idriche condivise del fiume Helmand;
  • l’aumento esponenziale della popolazione cittadina, che è cresciuta di 5 milioni in 4 anni.

Pare evidente quanto siano necessari interventi mirati, concreti e immediati. L’Afghanistan non è nuovo al problema della siccità, ed è anche uno dei Paesi più vulnerabili della Terra al cambiamento climatico. Secondo il Notre Dame Global Adaptation è anche uno dei meno preparati ad affrontarlo.

L’Afghanistan e la siccità

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Se le cose non cambiano subito, di questo passo l’Afghanistan intero rischia una crisi idrica senza eguali, e Kabul rischia di diventare la prima città moderna a rimanere totalmente senz’acqua. Il termine della catastrofe, secondo Mercy Crops, è drammaticamente vicino: il 2030. Il problema del cambiamento climatico fa sì che l’acqua di disgelo in arrivo dalle montagne, che rappresenta la risorsa principale di acqua della città, si sia ridotta notevolmente e che le precipitazioni siano molto più contratte del solito (nel 2024 sono state il 45-60% rispetto alla media degli anni precedenti).

A diminuire sono state anche le nevicate, e dal 2014 al 2020 la percentuale di neve è scesa del 20%. Gli inverni sono più brevi e il periodo delle piogge non riesce a coprire il fabbisogno idrico della città e del Paese. Quasi la metà delle abitazioni non ha accesso ad acqua pulita e circa l’80% delle acque nelle falde è inquinata da liquami, tossine e sostanze chimiche pericolose. Infine, il prezzo dell’acqua è aumentato drasticamente.

Altre città che rischiano di seguire la scia di Kabul sono Città del Capo, Melbourne, San Paolo, Las Vegas e New Orleans. La crisi idrica però, non è appannaggio esclusivo di questi territori, in quanto anche in Italia si inizia a farne esperienza, e in Europa alcuni Paesi soffrono particolarmente questa condizione. Cosa serve? Interventi immediati e una migliore gestione delle risorse!

Kabul senz’acqua entro il 2030: la prima città moderna: foto e immagini