In Andalusia: la natura si ribella

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 5 minuti

Le immagini della devastazione in Andalusia rimarranno impresse per sempre nelle nostre menti. Cos’è la Dana all’origine della catastrofe e qual è il contributo del cambiamento climatico.

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Alluvione
Photo by LucyKaef – Pixabay

Il bilancio delle vittime si aggira intorno a 200, rievocando negli abitanti i tristi ricordi legati alla catastrofe naturale avvenuta nel 1957, per la quale morirono ben 400 persone. Anche stavolta, i “colpevoli” sono ben riconoscibili: la Dana, la natura che si ribella, l’uomo e la politica.

Che cos’è la Dana?

La Dana, incriminata come la principale colpevole del disastro avvenuto in Andalusia, non è altro che la cosiddetta “goccia fredda” che dipende dall’aumento delle temperature del Mar Mediterraneo. Insomma, uno dei tanti effetti collaterali della crisi climatica in corso.

Già nel 1957 Valencia è stata colpita da un altro disastro naturale, provocato dalla “gota fria” e dall’esondazione del Turia, il fiume che all’epoca attraversava la città. Il suo corso venne, infatti, successivamente deviato per allontanarlo dal centro urbano e l’opera di ingegneria idraulica, nonostante sia stata ultimata nel 1973, non ha mai visto il reale completamento del progetto.

Questo perché Franco, il dittatore dell’epoca, ha preferito destinare i fondi alla guerra di Ifni, combattuta tra le truppe spagnole e quelle marocchine. A distanza di oltre mezzo secolo, gli abitanti ne stanno letteralmente pagando le conseguenze.

La natura non ci sta

La deviazione del fiume Turia non è stata eseguita perfettamente, piuttosto selvaggiamente; la sua canalizzazione, avvenuta per opera dell’uomo, non ha fatto altro che impedire alle sue acque di espandersi e invadere zone sicure, a scapito dei centri abitati.

I fiumi, ormai in tutto il mondo, escono dai loro argini e sommergono qualunque cosa incontrino sul loro cammino, esattamente come avvenuto recentemente a Valencia. In poche parole, con l’intento di fare del bene, l’uomo continua imperterrito a creare disastri su disastri.

Una situazione analoga è quella che ha coinvolto l’Emilia Romagna, una regione che sicuramente produce un importante Pil nazionale, ma di fronte agli eventi climatici è particolarmente fragile e ha bisogno di maggiore protezione.

La natura è cambiata e questo suo cambiamento è stato dettato dall’uomo: le emissioni di CO2 nell’atmosfera e il riscaldamento del mare provocano una serie di fenomeni estremamente rari fino a qualche anno fa, mentre adesso sempre sempre più frequenti e catastrofici.

Il caso degli alert mancati

Nel mirino dell’accusa spagnola rientra anche E-Alert, il sistema di allarme pubblico gestito dalle Regioni in casi di emergenza, che ha inviato l’alert sui cellulari degli abitanti della zona alle ore 20.03, nonostante l’allerta rossa fosse stata lanciata fin dalle 7 del mattino dall’Agenzia statale di meteorologia.

Al contempo, Alberto Núñez Feijóo, leader dell’opposizione spagnola, accusa il premier Pedro Sánchez di aver lasciato il governo all’oscuro di tutto e di non essere intervenuto per tempo né, tanto meno, mettendo in campo i giusti mezzi.


Clima anomalo settore ortofrutticolo
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I motivi per cui la tempesta a Valencia è stata la più forte del secolo sono davvero tanti. É tempo che governi e istituzioni inizino a porsi le giuste domande e a fornire le adeguate risposte, trovando soluzioni concrete per quella che, ormai, è diventata una vera e propria emergenza globale.

La ribellione della natura in Andalusia: foto e immagini