Il clima sta cambiando le coltivazione: ai piedi dei Pirenei arrivano i pistacchi

Autore:
Antonia Cataldo
  • Laurea in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

Le regioni dei Pirenei Orientali hanno sperimentato una severa siccità che ha reso necessario il cambiamento della coltivazione verso un prodotto insolito: il pistacchio.

Pistacchio
Photo by jarmoluk – Pixabay

Gli impatti climatici stanno influenzando la quotidianità e le abitudini, condizionando ogni settore industriale, primo fra tutti quello agricolo.

Spirito di adattamento

L’agricoltura non si ferma e si adatta, si adegua all’innovazione, al progresso, alle necessità, ma soprattutto alle difficili condizioni dettate dall’epoca climatica che stiamo attraversando.

Per esempio, gli agricoltori che lavorano le aree ai piedi dei Pirenei Orientali – Francia – hanno conosciuto un periodo di grande siccità, fino a dover prendere nuove strade allontanandosi da coltivazioni tradizionali, scegliendo prodotti “inusuali”. Il pistacchio è molto popolare tra le scelte attuali.

Solo 252 millimetri di pioggia

Saper riconoscere un’opportunità anche nelle condizioni più sfavorevoli, ecco cosa ha spinto gli agricoltori dell’area dei Pirenei Orientali a cambiare direzione, seguendo quella più proficua.

Nel corso dell’intero 2023 si sono registrati solamente 252 millimetri di pioggia, con un calo del 5o% rispetto alla media storica degli anni precedenti.

Nonostante ciò, la svolta: si sono create le condizioni perfette per la produzione di pistacchi.

Cambio di rotta

Sono diverse le zone del mondo che si stanno adattando a nuove coltivazioni, ed esistono associazioni e cooperative che incoraggiano e guidano verso le decisioni più adeguate.

In Francia per esempio l’Avenir Productions agricoles résilientes méditerranéennes – Aparm ha l’obiettivo di supportare le aziende e contribuire alla diversificazione agricola attraverso produzioni adatte al cambiamento climatico, incoraggiando il ripristino delle terre incolte e agendo da portavoce a sostegno dello sviluppo di nuove filiere.

Circa tre anni Aparm propose all’area dei Pirenei Orientali di passare alla coltivazione di pistacchi, noti per la resistenza alla siccità ma anche al gelo.

Pistacchi da pasticceria e gastronomia

Ai piedi dei Pirenei Orientali, oggi, la coltivazione di questo particolare albero da frutto è ormai avviata e proficua. La qualità non è certamente da “spuntino”: per far sì che il frutto secco cresca a sufficienza per essere utilizzato in tal modo, è necessaria infatti una notevole quantità di acqua. Ma, anche senza irrigazione, queste topologie di pistacchio possono essere impiegate in pasticceria e in ambito gastronomico. L’unica differenza rispetto al pistacchio comune è la necessità di utilizzare uno schiaccianoci per aprirlo.

Strategie efficaci

L’adattamento delle colture ai cambiamenti climatici è essenziale per garantire la sicurezza alimentare e mitigare gli impatti negativi sulle produzioni agricole.

È possibile adottare alcune strategie per affrontare questa sfida, ad esempio:

  • la selezione di varietà resistenti al calore, alla siccità e ad altre condizioni climatiche estreme.
  • L’implementazione di pratiche agricole sostenibili, come la rotazione delle colture e la gestione integrata dei parassiti.
  • L’utilizzo di tecniche di irrigazione efficienti per massimizzare l’uso dell’acqua disponibile.
  • L’adozione di pratiche di conservazione del suolo per proteggere la fertilità del terreno e ridurre l’erosione.
  • Investimenti in ricerca e sviluppo per sviluppare nuove tecnologie e strategie adattive.

Queste misure possono contribuire a garantire la resilienza delle colture agricole di fronte ai cambiamenti climatici in corso.

Occorrono misure urgenti ed efficaci

Pistacchio
Photo by NoName_13 – Pixabay

Il cambiamento climatico sta influenzando l’agricoltura e di riflesso anche la tradizione culinaria del paese.

Ma l’adattamento ai cambiamenti climatici non è una novità. Ad esempio, il settore vinicolo ha già dovuto apportare significativi adeguamenti.

Occorrono misure che riducano le emissioni globali di gas serra perché il rischio che corriamo è la desertificazione di diverse parti del mondo.

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