Il caldo uccide le cozze del Mar Adriatico

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

Nella Costa del Conero la mortalità sarebbe vicina al 100%, ma il fenomeno interessa diverse aree: le cozze, per colpa del caldo, muoiono in massa e lo spettacolo finale non è per niente piacevole.

Cozze
Photo by joycemay – Pixabay

Soccombono alle ondate di calore marine e a periodi prolungati di temperature decisamente più elevate rispetto alle medie stagionali. L’estate appena terminata è stata letteralmente fatale per i mitili, specie Mytilus galloprovincialis, cioè le tradizionali cozze del Mar Mediterraneo. A documentarne la condizione è l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Ancona (Cnr-Irbim).

Caldo record e mucillagine tra le cause

I ricercatori stanno indagando sulla probabile relazione tra l’andamento delle temperature del mare e la mortalità della specie; il motivo lo spiega Ernesto Azzurro, primo ricercatore Cnr-Irbim:

Quest’anno, picchi di calore ed anomalie termiche sono state registrate dalle nostre boe, con temperature del mare superiori ai 30 gradi centigradi. A questo si sono aggiunti fenomeni estesi e duraturi di mucillagini in gran parte del medio ed alto Adriatico.

Le cozze del Mediterraneo stanno, quindi, pagando le conseguenze del cambiamento climatico. Grazie alle segnalazioni e alle esperienze di pescatori e cittadini, i ricercatori stanno raccogliendo quante più informazioni possibili per valutare il reale danno ecologico e, ovviamente, anche la perdita economica, considerando che a essere colpiti sono anche i mitili da allevamento.

I risultati dello studio si riveleranno essenziali, soprattutto perché le cozze del Mediterraneo sono sempre state una risorsa molto importante per l’Italia (e non solo); semplicemente, finora si è sempre ritenuta inesauribile, mentre ciò che sta accadendo adesso dimostra come sia estremamente a rischio. E tutto per colpa del caldo, così come sottolinea Azzurro:

Ogni specie ha una sua nicchia climatica, il che significa che la sopravvivenza di ogni specie è legata ad un particolare range di temperature. Quando l’acqua è più calda, il bisso (quell’insieme di filamenti che li tiene attaccati i mitili al substrato), si indebolisce e dunque aumenta il rischio per questi animali di essere trasportati via dalla corrente e dalle mareggiate. Oltre a questo, periodi prolungati di siccità compromettono la capacità di questi bivalvi filtratori di nutrirsi adeguatamente”.

A rischio oltre 50 specie marine

Fenomeni di moria dei mitili si registrano non solo nel Mediterraneo ma anche in Nuova Zelanda, dove gli esemplari sono accompagnati da almeno altre 50 specie marine che non riescono a sopravvivere alle ondate di calore. E più questi eventi diventano intensi e duraturi, più gli organismi marini tendono a morire in massa. Attualmente, tra le specie più colpite – oltre i mitili – rientrano spugne, gorgonie e ricci di mare.

All’interno del Cnr-Irbim si cerca di mappare la mortalità dei mitili in tutto il Mediterraneo e, per ottenere un quadro più chiaro possibile, si stanno coinvolgendo imprese del settore e cittadini tramite questionari online da compilare dopo aver assistito a episodi simili.

L’idea di coinvolgere un pubblico così ampio è anche un modo per l’Istituto di sensibilizzare l’opinione pubblica e le attività su un fenomeno che potrebbe avere gravi ripercussioni anche e soprattutto a livello economico.

Cozze
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A causa del riscaldamento globale i nostri mari sono pieni di alghe, batteri e pesci morti; è giunto il momento di porre fine a tutto questo, con l’obiettivo di salvaguardare la salute delle specie marine e, di conseguenza, il benessere dell’intera umanità.

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