I media non parlano della crisi climatica? La denuncia di Greenpeace
Greenpeace Italia ha appena denunciato quanto in Italia i cittadini non vengano correttamente informati sulla crisi climatica, condividendo una dettagliata ricerca che mostra una preoccupante tendenza.

Informare correttamente i cittadini dovrebbe essere una vocazione ma sempre più spesso si assiste alla diffusione di notizie false o non del tutto corrette, così come all’omissione di determinati temi e accadimenti; un esempio di come informare diventi dunque uno strumento di controllo sociale, dove chi ha il potere decide cosa far trapelare, proprio come denuncia Greenpeace Italia.
L’associazione ha pubblicato una ricerca relativa all’informazione dei cambiamenti climatici in Italia dalla quale risulta evidente quanto nel Bel Paese si parli sempre meno e sempre meno correttamente della crisi climatica, mentre cresce la presenza delle aziende inquinanti sui principali canali di informazione.
In Italia non si parla “più” della crisi climatica?

Sui principali quotidiani italiani calano gli articoli dedicati alla crisi climatica, ma aumentano le pubblicità delle aziende inquinanti, mentre sui telegiornali serali, segnati dall’influenza del governo Meloni sulla Rai, raddoppia lo spazio per chi si oppone alla transizione ecologica.
Così si apre il comunicato stampa di Greenpeace nel quale viene presentato il nuovo rapporto che l’associazione ha commissionato all’Osservatorio di Pavia, istituto di ricerca specializzato nell’analisi della comunicazione; i risultati mostrano un significativo calo dell’attenzione posta da parte dei principali media italiani ai cambiamenti climatici:
Nel terzo quadrimestre del 2023 i principali quotidiani italiani hanno pubblicato in media 2,9 articoli al giorno in cui si fa almeno un accenno alla crisi climatica, ma gli articoli realmente dedicati al problema sono meno della metà. Si tratta di una diminuzione rispetto al quadrimestre precedente, quando l’alluvione dell’Emilia-Romagna e le ondate di calore estive avevano elevato la copertura, a conferma della natura saltuaria ed emergenziale che caratterizza il racconto mediatico del riscaldamento globale.
Denuncia Greenpeace, descrivendo anche come non solo ci sia un calo dell’informazione sui cambiamenti climatici, ma quanto i media lascino sempre più spazio alle pubblicità delle aziende più inquinanti come compagnie del gas e del petrolio, dell’automotiva, aeree e crocieristiche.
Una vera e propria “dipendenza” da parte della stampa italiana dalle pubblicità delle aziende più inquinanti che esercitano un forte potere economico sulla sfera dell’informazione: altro esempio è dato da chi i media scelgano di fare intervenire sulle questioni climatiche.
La maggior parte degli interventi risulta infatti essere di aziende ed esponenti dell’imprenditoria (31%), seguono politici e istituzioni internazionali (11%) nazionali (9%) e tecnici e scienziati (11%). Dati che, sottolinea l’associazione, sono ancora più preoccupanti se si pensa che:
Nel periodo in esame l’evento più seguito dai media sia stato il vertice ONU sul clima di Dubai (COP28), in cui le voci di politici e scienziati avrebbero dovuto prevalere.
Greenpeace fa anche notare quanto i telegiornali abbiano evitato di parlare dei responsabili della crisi climatica, anzi dando spazio alle narrative di resistenza alla transizione energetica:
Un sintomo dell’influenza della politica e del controllo del governo Meloni sulla Rai, come si evince dal sensibile calo di attenzione della rete pubblica nei confronti della crisi climatica.
Scrive Greenpeace. Ad approfondire è il campaigner clima dell’associazione, Federico Spadini, il quale ha affermato:
Il governo Meloni nasconde lo scarso interesse per la lotta alla crisi climatica invocando un presunto pragmatismo delle proprie politiche, che garantirebbero la sostenibilità e la coesione sociale del Paese, ma è proprio questo approccio ad essere il meno pragmatico: sminuendo il problema e posticipando le soluzioni non si fa altro che mantenere uno status quo che ci porterà a pagare un conto insostenibile, in termini di danni ambientali, perdite economiche e impatti sulla vita delle persone.
Tutta l’informazione a rischio? La classifica di Greenpeace

Come ha dichiarato Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia:
Con le vendite dei quotidiani ai minimi storici, la stampa italiana è sempre più dipendente dai finanziamenti delle aziende inquinanti. Un ricatto che investe anche telegiornali e programmi televisivi, dove ormai si fanno i salti mortali per evitare anche solo di nominare le responsabilità delle fonti fossili e dell’industria del gas e del petrolio. Oltre a mettere in pericolo il clima del pianeta e le nostre vite, ENI e le altre compagnie dei combustibili fossili impediscono un’informazione libera e indipendente su cui si basa la democrazia.
Ma davvero tutti i principali canali di informazione italiani sono tanto “controllati” dalle aziende inquinanti? Nella ricerca pubblicata dall’associazione è stata condivisa una classifica in cui si evince che a fare eccezione è solo Avvenire (che ottiene la sufficienza) mentre altri quotidiani esaminati ospitano, in media, almeno una inserzione pubblicitaria al giorno.
Valutando i giornali attraverso cinque parametri (quanto parlano della crisi climatica; se citano i combustibili fossili tra le cause; quanta voce hanno le aziende inquinanti, quanto spazio è concesso alle loro pubblicità e se le redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti), è emerso che con l’insufficienza ma migliorando rispetto ai mesi precedenti all’analisi di Greenpeace è La Stampa (3,6 punti) mentre le tre principali testate italiane sono peggiorate: Il Sole 24 Ore (3,2 punti), Repubblica (3,0) e Corriere (2,4).
La ricerca studia infine la situazione su Instagram: anche il social molto utilizzato dai giovani vede un calo delle notizie sulla crisi climatica (dal 4,1% al 2,6%).
Sorge spontaneo domandarsi come possa essere possibile una svolta green – alquanto urgente e necessaria – se, addirittura, chi dovrebbe informare e sensibilizzare “nasconde” la verità: un Pianeta che soffre.