Germanwatch boccia l’Italia: clima, classifica da dimenticare
L’Italia scende ancora nella classifica sulle performance climatiche, perdendo progressivamente terreno rispetto alle altre nazioni. A darne notizia è la ong tedesca Germanwatch, che come ogni anno ha stilato la classifica dei Paesi più virtuosi nella lotta al cambiamento climatico: noi siamo lontanissimi dal traguardo.
Guarda il video

Nella lotta al cambiamento climatico ci sono Paesi che fanno di più e altri che fanno di meno. L’Italia, purtroppo, è uno di quelli che non brilla per meriti. Lo dice l’ultimo aggiornamento della classifica sulle performance climatiche di Germanwatch, la ong tedesca che ogni anno analizza l’andamento dei Paesi nel mondo che sono impegnati nella lotta al surriscaldamento globale. Perdendo tre posizioni rispetto allo scorso anno, il Bel Paese non si dimostra all’altezza delle aspettative, e nemmeno delle necessità, ma non è l’unico.
Come sottolineano sia Germanwatch che Legambiente, infatti:
“Nessuno dei Paesi ha ancora raggiunto la performance necessaria per contribuire a contenere con efficacia il surriscaldamento del Pianeta entro la soglia critica di 1.5°C”.
Classifica sulle performance climatiche

In occasione della Cop30 di Belém, la ong tedesca Germanwatch, in collaborazione con Legambiente, ha presentato al mondo intero la sua classifica aggiornata relativa alle performance climatiche. Le notizie non sono affatto buone, soprattutto per l’Italia, che quest’anno si piazza al 46esimo posto, scendendo di tre posizioni rispetto allo scorso anno. Dal momento che la classifica prende in considerazione 63 nazioni, la posizione italiana non è certo delle migliori. Per determinare chi ha ottenuto le migliori performance si prende come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030. Il dato finale si basa:
- per il 40% sul trend delle emissioni di gas serra;
- per il 20% sullo sviluppo delle rinnovabili;
- per il 20% sullo sviluppo dell’efficienza energetica;
- per il 20% sulla politica climatica.
Secondo Germanwatch, in riferimento alla retrocessione italiana:
la Penisola paga lo scotto di una politica climatica nazionale fortemente inadeguata a fronteggiare l’emergenza climatica. Infatti, l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima consente una riduzione complessiva delle emissioni entro il 2030 di appena il 44,3%. Un ulteriore passo indietro rispetto al 51% previsto dal Pnrr, già inadeguato rispetto all’obiettivo europeo del 55%.
Le nazioni più virtuose

Il Pnrr, tra l’altro, è un piano che stenta a decollare, come dimostrano anche i dati del rapporto Ispra sullo Stato dell’Ambiente in Italia 2025. Se l’Italia non ha ottenuto risultati soddisfacenti, come si compone il resto della classifica? Partendo dal presupposto che i primi 3 posti non sono stati assegnati perchè nessun Paese ha ancora raggiunto la performance necessaria per contenere il surriscaldamento entro la fatidica soglia di 1,5°C, la nazione più virtuosa (in quarta posizione) è la Danimarca, grazie alla spinta alle rinnovabili.
A seguire ci sono Regno Unito e il Marocco. A fondo classifica invece si piazzano i grandi consumatori ed esportatori di combustibili fossili: Cina, Russia, Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita. Tra i peggioramenti più eclatanti in termini di performance c’è quello dell’India, che scende di ben 13 posizioni e si piazza 23esima. Non benissimo anche la Germania, che scende di 6 posizioni. Migliora invece la Spagna, salendo dal 20esimo al 15esimo posto. L’Europa in generale può dirsi abbastanza soddisfatta, avendo la maggior parte dei Paesi nella parte alta della classifica, ma il margine di miglioramento è ancora ampissimo, come dimostrano i risultati italiani. Questo è evidente anche dal report dell’AEA 2025, che mette in guardia dai rischi che si corrono a non invertire immediatamente la rotta.