Galizia: addio molluschi

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Cambiamento climatico e riscaldamento globale segnano il crollo catastrofico di molluschi in Galizia e in Italia non va di certo meglio.

Vongole
Photo by GonzaKnox – Pixabay

Tra i più grandi produttori di cozze e vongole, seconda solo alla Cina, la Galizia lancia l’allarme: il calo di molluschi, negli ultimi anni, si aggira intorno al 90% e il 2024 è stato a dir poco disastroso, con appena 178mila tonnellate a fronte delle 250mila del 2021.

Fabbriche e imprese agricole sotto accusa

A denunciare il fatto è stato María del Carmen Besada Meis, a capo dell’associazione dei pescatori di San Martiño nella Ría de Arousa, un tempo ricca di molluschi. Secondo lui, il principale responsabile potrebbe essere il cambiamento climatico:

Già, perché le recenti piogge torrenziali hanno ridotto la salinità delle rías (le insenature profonde, dalle coste ripide, tipiche dell’intera area, ndr). Negli ultimi due anni le precipitazioni sono state ben al di sopra della media. Ma non abbiamo prove sufficienti e ci piacerebbe se qualcuno venisse a fare delle ricerche adeguate.

Lo seguono a ruota tutti i pescatori di conchiglie che, da una parte, accusano le politiche Ue a favore delle multinazionali e, dall’altra, chiedono risposte al Governo sul perché i molluschi stiano scomparendo così rapidamente.

Oltre al cambiamento climatico, altri due indiziati sarebbero nel mirino: le fabbriche e le imprese agricole, che riverserebbero nelle acque in questione qualsiasi tipo di rifiuto superando del 10% il limite di tossicità consentito dalla legge.

Inquinamento, crisi climatica e aumento delle temperature sarebbero, quindi, le principali cause dell’addio ai molluschi da parte dei galiziani.

La situazione dell’Italia

Le cozze del Mediterraneo non se la passano poi tanto meglio, dato che negli ultimi anni la mortalità di questi molluschi è notevolmente aumentata. Un caso recente si è verificato lo scorso settembre, lungo la costa del Conero (Marche), dove l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Ancona (Cnr-Irbim) ha riferito di una grave mortalità delle cozze, vicina quasi al 100% in alcune zone.

Anche in questo caso, è altamente probabile che le cozze italiane siano vittime del cambiamento climatico, al pari di tante altre specie marine. A tal proposito, è intervenuta Laura Airoldi, che lavora presso la Stazione Idrobiologica U. D’Ancona di Chioggia:

Per coltivare molluschi sani, gli agricoltori hanno bisogno di acqua pulita, ecosistemi robusti e un clima stabile. Ma condizioni essenziali sono sempre più minacciate dall’inquinamento, dalla distruzione degli habitat e dai cambiamenti climatici.

Ripristinare e salvaguardare gli ecosistemi sono azioni cruciali per invertire la rotta dei danni e garantire alla biodiversità di continuare a sopravvivere. L’Unione Europea, da parte sua, ha introdotto la legge sul ripristino della natura, che ha l’obiettivo di ripristinare almeno il 20% delle terre e dei mari appartenenti all’Ue entro il 2030.

Cozze

La speranza è che questa legge, accompagnata dal buon senso umano, possa dare presto i suoi frutti e limitare i danni di un cambiamento climatico che pare non abbia alcuna intenzione di arrestarsi. E chissà se, prima o poi, i galiziani potranno finalmente rivedere i loro vecchi, cari molluschi.

Galizia, addio molluschi: foto e immagini