Festival Green&Blue 2025: i numeri del cambiamento climatico
Si è da poco concluso il Festival Green&Blue 2025, l’appuntamento annuale in cui esperti del settore, operatori e istituzioni si incontrano per discutere di temi legati all’ambiente e alla sostenibilità. Con un record di presenze sia fisiche che online, l’edizione di quest’anno ha messo tutti davanti ai numeri del cambiamento climatico.

Il Festival Green&Blue, diventato ormai un appuntamento fisso nell’ambito del dibattito ambientale, si è da poco concluso. Nei tre giorni di incontri, spettacoli e conferenze, l’affluenza è stata incredibile, tanto da affollare le sale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, location dell’evento, e da riempire gli spazi streaming disponibili per seguire il tutto da remoto.
Una partecipazione così viva è il primo numero da tenere in considerazione nel dibattito ambientale, di cui essere contenti, ma che rappresenta anche un campanello d’allarme di una necessità sempre più impellente di mettere in campo azioni concrete e mirate per proteggere la Terra dal cambiamento climatico. Ecco tutti gli altri numeri che raccontano il delicato momento storico attuale.
Festival Green&Blue 2025

Nell’ambito dell’edizione 2025 del Green&Blue Festival, tenutasi dal 5 al 7 giugno nella splendida location del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, i temi affrontati sono stati diversi e numerosi:
- transizione ecologica,
- energie rinnovabili,
- economia circolare,
- biodiversità,
- giustizia climatica.
Il filo conduttore che ha unito tutti questi temi, sono stati i numeri. Durante le tre giornate di dibattiti e incontri ne sono stati detti molti, e hanno riguardato gli ambiti più disparati del macro-settore dell’ambiente. A comunicare questi numeri, 154 speaker tra scienziati, esperti di fama internazionale e professori, tra cui spiccano i nomi di Elizabeth Kolbert (premio Pulitzer), Mark Thomson (futuro direttore del CERN), gli scienziati italiani della stazione Concordia in collegamento dall’Antartide e Timothy Palmer, fisico e professore emerito dell’Università di Oxford.
Gli interventi di maggiore impatto hanno riguardato il Doomsday Clock, i ghiacciai che stanno scomparendo e gli animali che rischiano di estinguersi a causa del cambiamento climatico, ma non solo. C’è stato spazio, infatti, anche per portare esempi di città che grazie alla sostenibilità hanno trovato una nuova linfa vitale sia sociale che economica. Allo stesso modo, si è parlato del cambiamento globale che sta avvenendo in termini di consapevolezza e scelte dei singoli, che stanno portando all’abbattimento di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera.
Un’edizione da record

Quella di quest’anno, continuando a parlare di numeri, è stata un’edizione da record in termini di partecipazione. Nelle tre giornate dell’evento infatti, ci sono state 7.000 presenze e ben 5 milioni di streaming. Su Instagram gli account social dell’evento hanno raggiunto più di 660.000 nuovi account, ed è stata registrata un’attività più alta del 317% rispetto alla settimana precedente. Per non parlare delle interazioni: 462.000 visualizzazioni, 4.000 like e più di 1.250 nuovi follower.
Numeri importanti, che non solo indicano un’attenzione finalmente diffusa ai temi trattati, ma anche l’interesse nuovo e potentissimo dei giovani, per cui il cambiamento climatico è diventato un tema di cruciale importanza. Al di là delle soluzioni suggerite dall’Onu per combattere il cambiamento climatico, durante il Festival sono state esposte nuove tecnologie, nuovi approcci e nuovi modi di affrontare questa sfida enorme rappresentata dal clima che cambia. Il messaggio finale dell’evento, che vuole sì mettere in allarme riguardo i rischi che si corrono a non fare nulla, è comunque propositivo, e foriero di buoni propositi: qualcosa si può ancora fare, si è ancora in tempo!