Dispersione idrica: è nata la Community Italiana delle Acque

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 5 minuti

Per contrastare il grave problema della dispersione idrica è nata la Community Italiana delle Acque, che intende gestire meglio le risorse nazionali tramite maggiori investimenti nell’ambito digitale.

community italiana acque dispersione
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E’ stata presentata nei giorni scorsi, a Milano, nell’ambito del convegno “Sustainable Water: il ruolo del digitale nella gestione sostenibile della risorsa idrica”, la Community Italiana delle Acque, costituita da Gruppo CAP, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, Italgas, MM e Acquedotto Pugliese.

Dispersione idrica: è nata la Community Italiana delle Acque

Tubo, Acqua
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Gli obiettivi perseguiti dalla nuova Community sono sostanzialmente due:

  • Investire in tecnologie digitali per migliorare l’efficienza e la sostenibilità del servizio idrico;
  • Promuovere l’innovazione digitale, tenendo conto delle diverse esigenze del territorio italiano.

Secondo i dati forniti dall’Istat, la situazione del servizio idrico in Italia varia a seconda delle differenti aree geografiche: la percentuale media di dispersione idrica nazionale si attesta al 42%, ma, ad esempio, a Milano, è pari al 14%, mentre in alcune zone del Sud raggiunge anche il 72%. Le perdite idriche sono superiori al 35% dei volumi immessi in rete in oltre il 50% dei comuni italiani, soprattutto a causa di una rete nazionale abbastanza vetusta. Infatti, circa il 60% della rete ha più di 30 anni e il 25% più di 50 anni.

Per migliorare l’efficienza e la sostenibilità del settore occorre necessariamente per i gestori fare rete, perseguendo una sempre maggior razionalizzazione e ottimizzazione della gestione e delle risorse, attraverso l’acquisizione di maggior know how digitale e maggiori investimenti in tecnologia e innovazione. Le tecnologie digitali supportano il mondo dell’acqua agendo su più livelli. Il primo è quello delle tecnologie che gestiscono il ciclo di vita degli acquedotti e degli impianti (sistemi GIS, Geographic Information System, che CAP ha adottato da diversi anni) e, attraverso le tecnologie Industrial Internet of Things (IIoT), la banda larga e il cloud, il loro funzionamento. Il secondo riguarda le tecnologie in grado di ottimizzare i processi, ripensare i metodi di lavoro tradizionali attraverso le analisi predittive basate principalmente su Intelligenza Artificiale, Machine Learning, Edge Computing, Big data, e Block chain. Il terzo livello è quello degli Ecosistemi digitali, in grado di rappresentare a livello digitale la realtà fisica degli asset e i loro comportamenti, consentendo l’interazione tra tecnologie e persone (Digital Twin, Smart Meter, Banda larga, 5G, servizi cloud)

Si legge nel position paper “Sustainable Water”, un documento articolato che si occupa di analizzare le diverse tecnologie digitali per il settore delle acque e, in particolare, 14 modalità d’uso che potrebbero diventare decisive per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità di Agenda 2030.

Digitale: una svolta in ottica futura

Digitale
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L’applicazione del digitale può essere di notevole aiuto per perseguire obiettivi di efficienza, efficacia e sostenibilità, soprattutto per l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici, ma anche per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse e la protezione degli ecosistemi e della salute pubblica.

Il digitale, infatti, può essere applicato in innumerevoli campi, come:

  • Individuazione e contenimento delle perdite idriche;
  • Rilevazione dei consumi anomali e delle frodi:
  • Previsione della domanda dei consumi;
  • Ottimizzazione delle pressioni e del consumo energetico lungo il ciclo di vita dell’acqua;
  • Determinazione dell’indice di rischio di rottura delle tubazioni;
  • Capacità di indirizzare in modo mirato gli investimenti di sviluppo e ammodernamento della rete.

La green utility CAP utilizza tecniche di ultima generazione per contrastare il fenomeno della dispersione idrica, tra cui l’impiego di sensori acustici fissi in grado di rilevare il rumore proveniente dalle condotte idriche e di software per la modellazione in tempo reale delle reti acquedotto, o, ancora, l’utilizzo del  Synthetic Aperture Radar (SAR), un sistema che permette di ottenere immagini ad alta risoluzione da grande distanza.

Perdite idriche, depurazione, riduzione dei consumi energetici, sono solo alcuni dei temi su cui la digitalizzazione può giocare un ruolo chiave. Servono investimenti in tecnologie digitali per consentire al servizio idrico integrato di fare un salto simile a quello già fatto dal settore elettrico, in cui automazione e misurazione in tempo reale dei consumi e monitoraggio della rete sono oggi possibili grazie alle tecnologie più avanzate. Senza dimenticare, soprattutto oggi con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, che l’innovazione tecnologica è prima di tutto una rivoluzione sociale: per questo, occorrerà sostenerla con un processo di transizione digitale, per fornire ai professionisti del futuro le competenze necessarie a interpretare al meglio le sfide del settore.

ha affermato Alessandro Russo, amministratore delegato del Gruppo CAP.

La nascita della Community rappresenta senz’altro una fonte di speranza per il futuro delle acque italiane e, in particolare, per quelle regioni costantemente sotto scacco dal punto di vista idrico.

E’ nata la Community Italiana delle Acque: foto e immagini