Clima, 10 anni dall’Accordo di Parigi: il punto attuale
L’Accordo di Parigi compie 10 anni, ma cosa è stato fatto, e quanto ancora resta da fare per i 195 Paesi firmatari, a un decennio di distanza? Un report che anticipa la COP30 a Belém rivela gli obiettivi raggiungere e quelli che ancora sono lontani all’orizzonte, tirando le somme del primo movimento climatico globale, a 10 anni di distanza dalla sua introduzione.

Nel lontano 2015, i 195 Paesi del mondo hanno firmato l’Accordo di Parigi, impegnandosi nella lotta contro il cambiamento climatico e mettendo nero su bianco l’intenzione di cambiare rotta, proteggendo il pianeta dall’azione climatica. Sono passati 10 anni da quella firma che ha segnato un punto di svolta nel movimento climatico globale, e che ha dato il via a una serie davvero notevole di interventi reali e concreti. A che punto si trovano, oggi, i 195 Paesi firmatari rispetto agli obiettivi che si erano prefissati?
A fare un punto della situazione è il report di GCoM e C40 intitolato “Da Parigi a Belém: un decennio di leadership climatica locale”, presentato il 23 giugno scorso in attesa della COP30 che si terrà, appunto, a Belém. Nel report si legge che, in linea generale, i risultati di questi 10 anni sono stati migliori del previsto, e che oggi la qualità di vita dei cittadini e delle popolazioni vulnerabili è migliore. Soprattutto però, a cambiare radicalmente è stata la promozione della giustizia climatica, che finalmente ha la risonanza che merita.
L’Accordo di Parigi compie 10 anni

Il Sindaco di Parigi Anne Hidalgo, in occasione della presentazione del report ha affermato che:
Fin dall’inizio, le città hanno dimostrato che la crisi climatica può essere affrontata creando posti di lavoro, migliorando la salute pubblica, potenziando i servizi pubblici e rafforzando le comunità.
Ed effettivamente, questi sono tra i risultati più tangibili ottenuti in questi 10 anni. Tra tutti spiccano:
- una migliore qualità dell’aria;
- nuovi posti di lavoro;
- infrastrutture resilienti e adatte alle sfide climatiche attuali;
- comunità più inclusive;
- maggiore consapevolezza e dialogo sul tema climatico.
A sottolineare l’importanza del ruolo che hanno giocato le singole città nel raggiungimento di questi obiettivi, la Hidalgo continua:
Il nuovo rapporto mostra quanto lontano siamo arrivati: ciò che iniziò come un ambizioso incontro all’Hotel de Ville è diventato un movimento globale di oltre 13.000 città. guardando verso la COP30 a Belém, dobbiamo ribadire ciò che l’ultimo decennio ha dimostrato: dare potere alle città non è un’opzione, è essenziale per raggiungere gli obiettivi di Parigi.
Il report sugli obiettivi

Sul report si leggono risultati più che positivi. In particolare, meritano un’evidenza le oltre 13.700 città e regioni che stanno pianificando e attuando strategie climatiche ambiziose, la riduzione delle emissioni pro capite del 7,5% da parte delle città del C40, gli oltre 2.500 progetti climatici promossi dalle città e una nuova concezione di soluzioni, volte alla salvaguardia ambientale e allo sviluppo di nuove tecnologie rispettose dell’ambiente.
Inoltre, spicca la Coalizione CHAMP, che attualmente è sostenuta da 75 governi nazionali e che sta integrando la leadership climatica subnazionale nei quadri politici globali. Insomma, si va verso la COP30 con un sentiment positivo, anche se gli accordi presi a Parigi 10 anni non sono rispettati proprio da tutti i Paesi firmatari e moltissimo rimane ancora da fare. Ciò che emerge dal report è da un lato una celebrazione di quanto raggiunto, e un invito a non fermarsi qui:
Ora, con la COP30 all’orizzonte, il mondo deve investire nella loro leadership e accelerare la transizione verso un futuro giusto, resiliente e sicuro per il clima.