Che legame c’è tra ghiaccio artico e correnti oceaniche?
É ormai noto che i ghiacciai si stiano sciogliendo e che questo comporti un’alterazione della salinità delle acque del mare, ma un nuovo studio conferma il collegamento tra questo fenomeno e la circolazione delle correnti oceaniche.

Negli ultimi decenni, le dimensioni dello strato di ghiaccio che ricopre la superficie dell’Oceano Artico sono notevolmente diminuite; stando alle immagini rilevate dai satelliti e alle previsioni, dal 2050 in poi questa copertura potrebbe non formarsi proprio, provocando una serie di conseguenze (anche gravi) sul clima di tutto il Pianeta.
A rischio la circolazione oceanica nell’Atlantico
Un recente studio, pubblicato su Nature Communications, sottolinea che in occasione dell’ultimo periodo interglaciale la fusione del ghiaccio marino artico avrebbe influito sulla circolazione delle correnti oceaniche e, di conseguenza, una drastica riduzione delle temperature nel nord dell’Europa.
Questo fenomeno non è nuovo, anzi, se ne parla già da diversi anni: ci sarebbe la possibilità che l’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), cioè il principale sistema di correnti dell’Oceano Atlantico, subisca notevoli cambiamenti in futuro, o che collassi del tutto. Adesso, però, gli scienziati lanciano una vera e propria allerta, perché i cambiamenti previsti potrebbero causare eventi devastanti e irreversibili a carico dei Paesi nordici in particolare.
Il ruolo del riscaldamento globale
Per capire cosa stia accadendo, è bene comprendere da cosa dipenda la circolazione delle correnti oceaniche: dalla temperatura e dalla salinità dell’acqua. Nello specifico, l’acqua calda e poco salata è meno densa di quella fredda e presenta maggiore salinità. Ciò significa che tende a scendere in profondità nell’oceano in alcuni punti del Pianeta dopo aver rilasciato quella quantità di calore che le permette di raggiungere la temperatura migliore.
Peccato, però, che la fusione dei ghiacciai interferisca su questo processo, perché aumenta l’afflusso di acqua dolce. Un esempio è dato dalla corrente del Golfo, che tende a ridistribuire il calore dai tropici in direzione dei poli e che, a quanto pare, sta rallentando proprio per colpa di questo fenomeno. E tra le conseguenze, ben evidenti, c’è il drammatico abbassamento delle temperature in Europa.
L’equilibrio precario del clima
A spiegare meglio quanto descritto nello studio e le problematiche che potrebbero insorgere nel prossimo futuro è Mohamed Ezat, professore associato presso il Centre for ice, Cryosphere, Carbon and Climate della Arctic University of Norway e primo autore dello studio:
La nostra scoperta che un maggiore scioglimento dei ghiacci marini artici ha probabilmente provocato un significativo raffreddamento dell’Europa settentrionale in passato è allarmante. Questo ci ricorda che il clima del pianeta è un equilibrio delicato, facilmente perturbato da cambiamenti nella temperatura e nella copertura dei ghiacci.

Lo scioglimento dei ghiacci è un problema comune a tutto il mondo, Italia compresa, con la sua Marmolada (e non solo) che rischia di scomparire da un momento all’altro. Ridurre le emissioni di gas serra, così come stabilito dalla Commissione Ue, e cercare di fare più attenzione al benessere ambientale sarebbe già un buon punto di partenza per lasciare alle generazioni future un Pianeta migliore.