Case Green: report svela ritardi dell’Italia sugli obiettivi

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

La Direttiva Case Green impone di ridurre l’impatto del patrimonio immobiliare europeo sull’ambiente, attraverso la riqualificazione energetica degli edifici sia residenziali che non. A 5 anni dall’inizio dei lavori e ad altrettanti dall’obiettivo del 2030, come è messa l’Italia? Lo rivela uno studio del Centro Studi di Fondazione Geometri Italiani.

Casa, Miniatura
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Sin da quando si è iniziato a parlare di Direttiva Case Green, si sapeva che si sarebbe andati incontro ad un periodo di grandi rinnovamenti e sfide. Dal 2020 ad oggi, sono stati effettivamente molti gli interventi fatti e le iniziative promosse dai governi UE per raggiungere l’obiettivo del 2030 di abbassare le emissioni del patrimonio immobiliare europeo. A che punto siamo arrivati però, per quanto riguarda l’Italia?

A dirlo è l’indagine intitolata “La via italiana alla direttiva case green, potenzialità e impatti dell’adozione a livello nazionale della Direttiva Epbd IV”, realizzata dal Centro Studi di Fondazione Geometri Italiani in collaborazione con il Centro Studi Sintesi – Cgia di Mestre e Smart Land. Nel report si analizza quanto è stato fatto e quanto ancora resta da fare nel percorso di transizione energetica in Italia.

Direttiva Case Green

Casa
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La Direttiva Epbd IV, detta Direttiva Case Green, prevede la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio europeo per arrivare, entro diversi scaglioni temporali, all’obiettivo zero emissioni entro il 2050. Al 2050 però, manca ancora troppo tempo per fare bilanci, ed è più proficuo concentrarsi sugli obiettivi più vicini: quelli del 2030. In particolare, la Direttiva Case Green prevede che i Paesi Membri:

  • adottino misure per garantire una riduzione dell’energia primaria utilizzata dagli edifici residenziali non di nuova costruzione di almeno il 16%;
  • ristrutturino il 16% degli immobili non residenziali con le peggiori prestazioni, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia;
  • impongano le zero emissioni agli edifici residenziali di nuova costruzione a partire dal 2030;
  • impongano le zero emissioni agli edifici non residenziali di nuova costruzione dal 2028.

A che punto è l’Italia

Affitto, Casa
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In base al report del Centro Studi di Fondazione Geometri Italiani, l’Italia è attualmente al 9,1% di completamento dell’obiettivo. Questo vuol dire che manca solo il 6,9% per raggiungere quel 16% di cui parla la Direttiva Case Green. Si può dire che ci troviamo a metà strada, ma molto ancora resta da fare e non ci si deve certo rilassare. Infatti, secondo il report sono necessari ancora 84,8 miliardi di euro entro il 2030 per completare la riqualificazione energetica italiana, ossia 14,1 miliardi l’anno. Dal punto di vista degli immobili, sono 18,5 milioni le abitazioni energivore ancora da riqualificare.

Attualmente il 9% delle famiglie italiane si trova in condizione di povertà energetica, e sono in molti a considerare l’efficienza energetica un vero e proprio lusso. Con quello che si è fatto però, si sono risparmiate 4,7 milioni di tonnellate di CO2. Insomma, la strada per le zero emissioni è ancora lunga e tortuosa, ma quello del 2030 non è un obiettivo irraggiungibile per l’Italia, nonostante si trovi più indietro rispetto ad altri Paesi europei nella transizione green.

Come sottolinea il presidente CNGeGL Paolo Biscaro:

La direttiva Case Green rappresenta una delle sfide più significative per il settore edilizio europeo. L’Italia, con il suo patrimonio di 35,3 milioni di abitazioni – di cui il 68% costruito prima del 1980 – affronterà una transizione energetica rilevante. Gli obiettivi sono raggiungibili e rappresentano un’opportunità di sviluppo economico e sociale straordinario.

Case Green, report svela ritardi dell’Italia sugli obiettivi: foto e immagini