Cambiamento climatico: in futuro rischiamo di essere invasi dalle locuste
A causa del cambiamento climatico saremo costretti a fare i conti con invasioni di locuste ancora più frequenti. Imponenti sciami in grado di mettere in ginocchio coltivazioni e allevamenti.

Gli eventi estremi collegati al cambiamento climatico renderanno più frequenti le invasioni delle locuste. E’ questo l’allarmante scenario evidenziato da uno studio pubblicato recentemente su Science Advances da parte di tre ricercatori appartenenti alla National University of Singapore e alla Stanford University.
Una voracità spaventosa

Nella storia dell’umanità l’invasione delle locuste rappresenta uno degli scenari apocalittici più famosi e inquietanti. Sia nella Bibbia, nel libro dell’Esodo, che nella Torah, viene infatti illustrata la piaga delle locuste, ossia una vera e propria invasione di questi insetti insaziabili verificatasi nell’antico Egitto, interpretata come una punizione divina nei confronti del Faraone reo di aver schiavizzato il popolo ebraico.
Ma, al di là delle sacre scritture, quanto può essere realmente pericoloso dover fare i conti con le locuste?
Innanzitutto è opportuno comprendere che le locuste sono degli ortotteri migratori che solitamente amano spostarsi creando degli sciami. In condizioni favorevoli questi sciami possono raggiungere dimensioni enormi: un paio di anni fa ne è stato registrato uno contenente addirittura circa 70 miliardi di insetti, capaci di coprire una superficie di oltre 700 chilometri quadrati.
La caratteristica più minacciosa delle locuste è rappresentata dalla loro impressionante voracità. Considerando che una locusta solitamente consuma due grammi di cibo, una quantità equivalente al proprio peso, una parte minuscola di uno sciame medio è in grado di mangiare in un giorno lo stesso ammontare di cibo di 2.500 persone.
Il passaggio di una moltitudine di locuste può quindi mettere seriamente a rischio coltivazioni e allevamenti, creando enormi danni alla sopravvivenza delle comunità che risiedono nelle zone colpite.
Cambiamento climatico: le invasioni delle locuste saranno più frequenti

All’inizio del 2020 un’invasione massiccia di locuste ha devastato un’ampia area del Corno d’Africa, distruggendo l’agricoltura e creando una grave carestia.
Nello studio pubblicato su Science Advances, gli scienziati hanno cercato di comprendere in maniera più approfondita i meccanismi collegati alla comparsa di fenomeni del genere. Per raggiungere il proprio obiettivo hanno analizzato 35 anni di avvistamenti, di locuste intrecciando i dati con quelli relativi alle condizioni climatiche.
Tutto ciò è stato possibile grazie principalmente a un database specifico messo a punto dalla Fao, denominato Locust Hub. Nel dettaglio, i ricercatori hanno esaminato 48 Paesi, tra Africa del Nord, Medio Oriente e Asia Meridionale, scoprendo che in 10 di essi, tra cui Marocco, Kenya, Niger e Pakistan, si è verificato l’82,5% delle invasioni di locuste. Le zone maggiormente interessate sono state soprattutto quelle più secche dove improvvisamente si sono verificati eventi alluvionali.
In più, a favorire la comparsa delle locuste, sembra abbia giocato un ruolo fondamentale anche El-Niño, in grado di aumentare la velocità del vento e provocare inondazioni nelle regioni finite sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati.
All’interno dello studio sono inoltre contenute delle previsioni preoccupanti e degli avvertimenti in ottica futura:
Iran, Afghanistan, Turkmenistan e India occidentale sono le regioni che dovranno fronteggiare un maggior rischio di invasione di locuste nel prossimo futuro, scrivono gli autori del lavoro e immaginiamo che sarà sempre più difficile prevenire e controllare le invasioni man mano che il clima continua a cambiare. In questo senso è auspicabile una pronta cooperazione internazionale per intraprendere tutte le azioni necessarie a limitare le piaghe globali associate a questi fenomeni.