Bracconaggio in Lombardia: boom di uccelli protetti uccisi

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Il bracconaggio in Lombardia sta diventando un problema serio per la fauna selvatica regionale, soprattutto per quella protetta. Quest’anno, infatti, c’è stato un incremento del 52% di uccelli protetti uccisi rispetto al 2024: il WWF Italia lancia l’allarme e mette in guardia circa la terribile minaccia alla biodiversità.

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Photo by Netti_Nu_Nu – Pixabay

Il passaggio dall’autunno all’inverno è un periodo dell’anno in cui moltissime specie animali migrano dai luoghi dove hanno trascorso i mesi estivi verso mete più calde, dove trovare più disponibilità di cibo, un riparo e migliori temperature per vivere e far nascere i propri cuccioli. Proprio in questo periodo però, aumenta sempre il fenomeno del bracconaggio, niente affatto marginale, ma piuttosto diffuso e organizzato in tutta la Penisola. Soprattutto in Lombardia però, la situazione sta diventando drammatica.

A lanciare l’allarme è il WWF Italia, che partendo dal caso dell’uccisione di due ibis eremita che facevano parte di un progetto di conservazione europeo, fa appello alle istituzioni e all’articolo 9 della Costituzione per avviare un cambio di rotta immediato. Il rischio, dice il WWF, è compromettere per sempre la biodiversità della regione, ma non solo. Ecco i dati allarmanti raccolti dall’associazione.

Bracconaggio in Lombardia

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Il bracconaggio in Italia non è un fenomeno marginale, anzi. Si tratta di una pratica che oltre a far sparire numerosi animali della fauna nazionale, alimenta anche traffici illeciti e il mercato nero. Il WWF, parlando nello specifico della Lombardia, ha da poco lanciato un allarme proprio per chiedere alle istituzioni di fare qualcosa di concreto per arginare il fenomeno. I dati del 2025, infatti, sono a dir poco agghiaccianti: sono 1.043 gli esemplari di uccelli protetti morti finora, il 52,26% in più rispetto al 2024. Questo dato riguarda esclusivamente le province di Bergamo e Brescia, quindi si presuppone che il totale regionale sia ancora più spaventoso, considerando anche che la stagione è ancora in corso.

Per chiedere alla politica di intervenire, il WWF cita l’articolo 9 della Costituzione, che impone di promuovere la cultura e la ricerca scientifica e tecnica, di tutelare il paesaggio, il patrimonio storico-artistico, l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Inoltre, l’articolo ha recentemente recepito anche la tutela degli animali al suo interno, per mezzo di una legge statale. Contrariamente a questo però, molte regioni hanno indebolito la tutela della fauna selvatica. A questo proposito, il WWF cita proprio la Lombardia, che:

ha modificato la legge sulla caccia ben 28 volte negli ultimi 10 anni, anche ad esempio per dare il via libera all’uccisione della piccola selvaggina per lo spiedo bresciano, e questa pericolosa tendenza oggi è registrata anche a livello nazionale. Si tratta di una minaccia concreta alla biodiversità.

La richiesta del WWF

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A causa dell’altissima concentrazione di bracconaggio che caratterizza la zona, le Prealpi lombardo-venete rientrano tra i 7 hotspot più caldi su cui intervenire per contrastare il fenomeno. Oltre ad aggiornare e rendere più efficienti le norme, il WWF propone anche di aggiornare le banche dati e controllare il territorio sia in termini repressivi che preventivi sia attraverso la polizia provinciale che delle guardie volontarie. Pratiche come il bracconaggio, che purtroppo sono diffuse ovunque e stanno portando a rischio estinzione specie come i leoni o gli elefanti in Africa, sono estremamente dannose, sotto diversi punti di vista, e comportano numerose conseguenze negative:

  • rovinano il nostro patrimonio naturale;
  • alimentano il traffico illegale di animali selvatici;
  • inquinano l’ambiente;
  • mettono a rischio la salute pubblica di chi consuma carni contaminate;
  • alimentano sofferenze enormi per gli animali.

Bracconaggio in Lombardia, boom di uccelli protetti uccisi: foto e immagini