Bracconaggio in Lombardia: boom di uccelli protetti uccisi
Il bracconaggio in Lombardia sta diventando un problema serio per la fauna selvatica regionale, soprattutto per quella protetta. Quest’anno, infatti, c’è stato un incremento del 52% di uccelli protetti uccisi rispetto al 2024: il WWF Italia lancia l’allarme e mette in guardia circa la terribile minaccia alla biodiversità.

Il passaggio dall’autunno all’inverno è un periodo dell’anno in cui moltissime specie animali migrano dai luoghi dove hanno trascorso i mesi estivi verso mete più calde, dove trovare più disponibilità di cibo, un riparo e migliori temperature per vivere e far nascere i propri cuccioli. Proprio in questo periodo però, aumenta sempre il fenomeno del bracconaggio, niente affatto marginale, ma piuttosto diffuso e organizzato in tutta la Penisola. Soprattutto in Lombardia però, la situazione sta diventando drammatica.
A lanciare l’allarme è il WWF Italia, che partendo dal caso dell’uccisione di due ibis eremita che facevano parte di un progetto di conservazione europeo, fa appello alle istituzioni e all’articolo 9 della Costituzione per avviare un cambio di rotta immediato. Il rischio, dice il WWF, è compromettere per sempre la biodiversità della regione, ma non solo. Ecco i dati allarmanti raccolti dall’associazione.
Bracconaggio in Lombardia

Il bracconaggio in Italia non è un fenomeno marginale, anzi. Si tratta di una pratica che oltre a far sparire numerosi animali della fauna nazionale, alimenta anche traffici illeciti e il mercato nero. Il WWF, parlando nello specifico della Lombardia, ha da poco lanciato un allarme proprio per chiedere alle istituzioni di fare qualcosa di concreto per arginare il fenomeno. I dati del 2025, infatti, sono a dir poco agghiaccianti: sono 1.043 gli esemplari di uccelli protetti morti finora, il 52,26% in più rispetto al 2024. Questo dato riguarda esclusivamente le province di Bergamo e Brescia, quindi si presuppone che il totale regionale sia ancora più spaventoso, considerando anche che la stagione è ancora in corso.
Per chiedere alla politica di intervenire, il WWF cita l’articolo 9 della Costituzione, che impone di promuovere la cultura e la ricerca scientifica e tecnica, di tutelare il paesaggio, il patrimonio storico-artistico, l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Inoltre, l’articolo ha recentemente recepito anche la tutela degli animali al suo interno, per mezzo di una legge statale. Contrariamente a questo però, molte regioni hanno indebolito la tutela della fauna selvatica. A questo proposito, il WWF cita proprio la Lombardia, che:
ha modificato la legge sulla caccia ben 28 volte negli ultimi 10 anni, anche ad esempio per dare il via libera all’uccisione della piccola selvaggina per lo spiedo bresciano, e questa pericolosa tendenza oggi è registrata anche a livello nazionale. Si tratta di una minaccia concreta alla biodiversità.
La richiesta del WWF

A causa dell’altissima concentrazione di bracconaggio che caratterizza la zona, le Prealpi lombardo-venete rientrano tra i 7 hotspot più caldi su cui intervenire per contrastare il fenomeno. Oltre ad aggiornare e rendere più efficienti le norme, il WWF propone anche di aggiornare le banche dati e controllare il territorio sia in termini repressivi che preventivi sia attraverso la polizia provinciale che delle guardie volontarie. Pratiche come il bracconaggio, che purtroppo sono diffuse ovunque e stanno portando a rischio estinzione specie come i leoni o gli elefanti in Africa, sono estremamente dannose, sotto diversi punti di vista, e comportano numerose conseguenze negative:
- rovinano il nostro patrimonio naturale;
- alimentano il traffico illegale di animali selvatici;
- inquinano l’ambiente;
- mettono a rischio la salute pubblica di chi consuma carni contaminate;
- alimentano sofferenze enormi per gli animali.