Aviaria e uccelli marini: qual è il collegamento?
Gli uccelli marini possono essere vettori inconsapevoli di virus, aviaria compresa, e a giocare a loro sfavore è il fenomeno del cleptoparassitismo.

Sono numerosi gli animali che hanno la tendenza di rubare il cibo ad altri animali. Questo fenomeno, che prende il nome di cleptoparassitismo, è ampiamente diffusa tra gli uccelli marini, in particolare fregate e stercorari. Questi ultimi arrivano addirittura a costringere altri uccelli a rigurgitare le loro prede per prenderne possesso. Peccato, però che impadronendosi del cibo diventano, spesso e volentieri, anche portatori di virus e malattie come l’aviaria.
Lo studio australiano
Il collegamento tra cleptoparassitismo, uccelli marini e aviaria è illustrato in uno studio condotto in Australia e pubblicato recentemente su Conservation Letters. In sostanza, questa forma di parassitismo è potenzialmente nociva tanto per gli uccelli che la praticano, quanto per la popolazione in generale, dato che comporta una trasmissione di virus e patologie piuttosto elevata.
Entrando nel dettaglio dell’influenza aviaria H5N1, comparsa per la prima volta nel 1996 e diventata preoccupante nel 2021, si può affermare che si tratta di una forma molto virulenta, in grado di diffondersi facilmente e velocemente, estremamente pericolosa per tutti gli uccelli che la contraggono.
Negli ultimi 3 anni, l’aviaria ha coinvolto quasi tutto il mondo: partendo da Europa e Africa, è arrivata anche in Nord America, Sud America e Antartide, diventando quindi un problema a livello globale. A essere particolarmente suscettibili sono proprio gli uccelli marini, di per sé già a rischio estinzione, poiché hanno l’abitudine di riunirsi in grandi gruppi in occasione della stagione degli amori.
In sostanza, più sono e più aumenta la possibilità di diffondere eventuali virus di cui sono portatori.
Il ruolo del cleptoparassitismo
E qui entra in gioco la tendenza del cleptoparassitismo, perché è proprio mettendola in pratica che fregate e stercorari contraggono l’aviaria: decidono di rubare la preda a un uccello già contaminato e nel passaggio di cibo avviene la contrazione del virus. Così facendo, il predatore si ammala, passa il virus ad altri esemplari e, nel peggiore dei casi, anche agli esseri umani.
Ma non finisce qui, perché molti uccelli marini sono anche migratori capaci di percorrere migliaia di chilometri durante i loro viaggi; ciò significa che possono tranquillamente trasportare il virus da un capo all’altro del mondo, favorendone ulteriormente la diffusione.

Che l’aviaria, al pari della malaria, fosse ormai un lontano ricordo era solo una vana speranza; questo virus è ancora presente, anzi, si diffonde a una velocità impressionante e bisogna fare estrema cautela affinché non si incorra in una nuova pandemia che, esattamente come il Covid19, coinvolgerebbe tutto (o quasi) il Pianeta.